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Una farmacia d’iniziativa

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Una farmacia d’iniziativa

Il dibattito di questi ultimi anni, che ha portato alla progressiva affermazione dei servizi, non può dimenticare il più grande alleato delle farmacie: il cittadino. Quel cittadino che, a ben vedere, è il più importante portatore d’interessi del Sistema Salute italiano, colui per cui ogni riorganizzazione professionale dovrebbe trovare ragione d’essere.

È una riflessione che nasce da una lettura dei dati emersi dall’indagine «Farmacie per la Prevenzione Pneumococcica», promossa da Federfarma Lombardia attraverso la rete delle farmacie aderenti alla campagna vaccinale. I numeri parlano chiaro: il 49,4% degli intervistati non sapeva che il vaccino è disponibile gratuitamente per le categorie aventi diritto. Il 63,3% indica la scomodità organizzativa come uno dei motivi che hanno contribuito a rimandare o evitare la vaccinazione. Il 56,3% riconosce che la scarsa conoscenza delle possibili conseguenze della polmonite pneumococcica ha influito sulla propria decisione di non vaccinarsi. C’è infine un dato che forse vale più di tutti gli altri: il 10,5% dei cittadini si è dichiarato disponibile a ricevere il vaccino dopo essere stato informato dal farmacista.

Questi numeri raccontano, prima ancora che un gap informativo, un problema di equità sanitaria. E’ infatti ragionevole immaginare che quel cittadino su due che ignora la gratuità del vaccino, appartenga alle fasce più fragili della popolazione: anziani, meno abbienti, persone con minore alfabetizzazione. 

Se ciò è vero, la farmacia territoriale non è un semplice presidio di prossimità logistica ma anche sociale, ma un avamposto contro le disuguaglianze. Un “luogo di dialogo” che raggiunge chi non ha gli strumenti tecnici o culturali per usufruire di una comunicazione formale, sia essa una campagna online o una locandina affissa in giro.

La differenza, per oltre un cittadino su dieci, la fa una chiacchierata con il farmacista, un consiglio dato al banco con competenza e ascolto. La comunicazione più efficace è il dialogo attivo, la relazione di fiducia, la consulenza personalizzata: strumenti che solo un professionista sanitario di prossimità può offrire, ogni giorno, senza appuntamento.

Scopriamo insomma ciò che gli uomini marketing sanno da sempre: è l’offerta che genera la domanda. Scopriamo che non saranno i cittadini a chiedere i servizi, ma dovrà essere la farmacia a proporli, nei modi e stili in tutto coerenti con la propria deontologia.

Immaginiamo insomma una farmacia d’iniziativa nella quale, il linea con quanto affermiamo da tanti anni, il farmacista non si limita al solo consiglio farmacologico  ma attiva uno screening, pone una domanda, propone un servizio in qualche modo correlato alla patologia che ha portato il paziente in farmacia.

Dopo anni di battaglie istituzionali e dimostrazioni sul campo, non possiamo permetterci di trascurare l’ultimo passo verso la meta, non ci è concessa la pigrizia di aspettare che sia il cittadino a sapere, a informarsi, a chiedere. La Farmacia dei Servizi dovrà sempre più essere relazionale e proattiva. Il tempo dei tavoli istituzionali e dei decreti sta felicemente terminando per lasciare il posto a quello dell’ascolto e della parola.

Luca Pieri

Presidente Assofarm