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Un Nuovo Equilibrio tra Sanità e Mercato

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Un Nuovo Equilibrio tra Sanità e Mercato

Uno degli elementi meno considerati, eppure più determinanti, tra quelli che oggi ostacolano la sottoscrizione di un nuovo Contratto Collettivo Nazionale per i farmacisti dipendenti, risiede nello storico dualismo della farmacia italiana: il costante bilico tra la sua natura di presidio sanitario e la sua veste di attività commerciale.

È una situazione che merita un’analisi attenta. Se è vero che il periodo post-pandemico ha portato ad un indubbio rilancio delle prospettive sanitarie della farmacia — consacrando definitivamente il modello della Farmacia dei Servizi — è altrettanto vero che, guardando con realismo alle voci di bilancio, la dimensione commerciale rimane ad oggi estremamente rilevante, se non addirittura decisiva in molti contesti gestionali. In buona sostanza, ci troviamo di fronte a questa realtà: l’attuale assetto del mercato non permette risultati economici tali da consentire ai nostri bilanci di sopportare un aumento significativo dei costi del personale, nonostante la legittima aspettativa di valorizzazione economica dei nostri farmacisti dipendenti.

Sia chiaro: nessuno in Assofarm intende stigmatizzare la vendita di prodotti e servizi non strettamente farmaceutici. Al contrario, condividiamo e sosteniamo da tempo un’idea di farmacia che sia centro del “benessere” e della “salute” nel senso più ampio del termine, e non solo luogo deputato alla cura della malattia. Tuttavia, ciò che rischia di diventare profondamente dannoso per la tenuta del sistema è il peso specifico eccessivo che questa componente commerciale esercita sulla sostenibilità aziendale. 

A tutto ciò si aggiunge quella che  da anni definiamo “deriva commerciale”: un eccessivo e assai dinamico sbilanciamento verso il mercato, nei numeri e nei modi.

Questa deriva è dominata da attori globali come Amazon, campione storico nella distruzione dei sistemi distributivi tradizionali. Dopo aver tentato a più riprese di creare l’e-commerce dei farmaci etici, il colosso di Seattle sta ora sperimentando nuove frontiere, come i chioschi fisici per la distribuzione automatizzata. È l’apoteosi di una logica che vede il farmaco come una mera commodity e il paziente come un semplice consumatore da intercettare attraverso algoritmi e logistica esasperata.

I rischi connessi a questa deriva si possono combattere solo percorrendo due strade parallele e complementari. In primo luogo, è fondamentale difendere e rafforzare l’impianto legislativo attuale, che impone il legame indissolubile tra farmaco e farmacista. Questo pilastro non è una difesa corporativa, ma una garanzia imprescindibile di tutela della salute pubblica. In secondo luogo, dobbiamo continuare a dotare il sistema del numero necessario di farmacisti competenti e motivati.

Ed è proprio su questa riflessione che il cerchio dei problemi attuali si chiude. Se vogliamo che la farmacia continui a essere considerata un servizio pubblico indispensabile e capillarmente diffuso, dobbiamo avere il coraggio politico e gestionale di investire massicciamente sulla sua dimensione sanitaria.  Senza un deciso passaggio verso la remunerazione della prestazione professionale e del servizio sanitario, la farmacia rimarrà un boccone troppo appetibile per i grandi player del mercato e per le loro logiche puramente finanziarie. L’esperienza di alcuni partner europei è, in tal senso, illuminante: in Olanda, ad esempio, una forte integrazione della farmacia nei servizi sanitari pubblici è andata di pari passo con migliori condizioni salariali per i farmacisti, proprio perché il valore è generato dalla competenza clinica e non solo dal margine sul prodotto venduto.

In conclusione, facciamo nostra la riflessione di Bruno Riccardo Nicoloso: la farmacia è un mix inscindibile di professione, struttura e servizi. Crediamo fermamente che la via d’uscita dall’attuale impasse contrattuale e gestionale passi attraverso un riequilibrio di questi tre ingredienti. La sfida di Assofarm per i prossimi anni sarà quella di lavorare affinché la “professione” torni a essere l’elemento centrale del bilancio, garantendo così la dignità del lavoro del farmacista e la sopravvivenza stessa della farmacia comunale come presidio pubblico di prossimità.