Newsletter Assofarm

Abbiamo 151 visitatori e nessun utente online

L’infanzia e tutto ciò che caratterizza l’essere bambini sono un diritto inalienabile e, come tale, deve essere garantito a tutti. Purtroppo, in alcune parti del mondo, si diventa grandi troppo in fretta perché costretti dai dettami di una cultura che, fortunatamente, non tutti fanno propria. In India, ad esempio, ancora si usa dare in sposa delle bambine ad uomini adulti, come se fosse del tutto normale. Spesso le famiglie indiane decidono di dare in sposa le proprie figlie, perché non riescono a provvedere a loro perché vivono in condizioni di ingente povertà, strappandogli così sia il diritto all’infanzia che quello all’istruzione. E’ vero che ogni società segue delle regole proprie, ma privare una bambina della propria innocenza e dell’istruzione è qualcosa che va oltre.

Farmacisti in Aiuto, grazie agli innumerevoli progetti attivi in India, cerca da sempre di dare una speranza di vita migliore sia alle famiglie indiane, che ai loro bambini ed alle loro bambine. Fondamentale per la Onlus è garantire, soprattutto alle bambine una corretta istruzione, permettendogli, ad esempio, grazie alle donazioni di chi sostiene il progetto “Sostegno a distanza” di andare a scuola e portare avanti gli studi.

“E’ inaccettabile che al giorno d’oggi si portino avanti delle tradizioni così arcaiche – dichiara Tullio Dariol, Presidente di Farmacisti in Aiuto -. Sono troppi i soprusi a cui sono sottoposte delle innocenti bambine, che dovrebbero solo pensare a giocare, a sognare ed a studiare per poi un giorno portare avanti i propri sogni.

Le bambine di oggi, saranno le donne di domani e devono poter apprendere da subito che il futuro può riservare qualcosa di migliore del diventare delle spose bambine. Una volta cresciute, grazie all’istruzione ottenuta, potranno diventare donne forti, capaci di provvedere da sole al proprio sostentamento”.

“Per rimarcare ciò, - spiega il Presidente – anche con il progetto “Essere donna non è un lusso” cerchiamo di dare sostegno alle donne indiane, per cui riuscire a provvedere in maniera autonoma al proprio sostentamento risulta quasi impossibile.

Dare un sostegno concreto alle nostre iniziative, significa contribuire a dare un futuro alle bambine ed alle future donne indiane”.

“La disuguaglianza di genere – conclude Tullio Dariol – va combattuta con ogni strumento possibile. Donando solidarietà si può fare in modo che anche nelle culture più patriarcali, si cominci ad intraprendere un percorso di emancipazione”.

Farmacisti in Aiuto ricorda che tutte le donazioni, anche piccole, che ci vengono fatte possono essere detratte o dedotte dalla dichiarazione dei redditi, ottenendo così un risparmio fiscale che permette di avere un rimborso di buona parte dell’importo donato.

Per avere ulteriori informazioni, contribuire o sostenere in altro modo i nostri progetti, vi invitiamo a visitare il nostro sito www.farmacistiinaiuto.org, la nostra pagina Facebook /FarmacistiinaiutoOnlus , la nostra pagina sul quotidiano online “Il Faro”, a contattarci via mail  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure contattare la nostra segreteria al 346-4360567

Siamo pronti. Lo siamo da anni e il Covid ha drammaticamente dimostrato che avevamo ragione. Sull’esempio di quanto avviene in tanti altri paesi ad economia avanzata, da tempo  le Farmacie Comunali italiane si dicono pronte ad avviare i passi necessari per diventare soggetti sanitari dispensatori di vaccini. E se fossero state maggiormente ascoltate oggi il Paese potrebbe affrontare il proprio futuro sanitario con un’arma in più. 


Negli ultimi mesi Assofarm ha attivato uno straordinario piano di contatti istituzionali. Dai Vice Ministri Alessia Morani del MISE e Mauro Mattei del Ministero degli Interni, al Sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, dal Capogruppo al Senato della Lega Massimiliano Romeo all’On. Marcello Gemmato, dall’On. Elena Cardinali all’ On. Angela Iannaro: davvero tanti  incontri volti a comprendere le farmacie tra i soggetti del prossimo Decreto Ristori. 


Ristori che però, e qui sta la dimensione innovativa e propositiva della nostra posizione, dovranno servire a preparare farmacie e farmacisti a diventare una componente affidabile del futuro di una campagna vaccinale che ad oggi si presenta complesso e sfidante.

Anche se la crisi ha colpito i bilanci di molte nostre associate, vogliamo investire ogni aiuto nel futuro del Farmacia, un futuro che vogliamo sempre più al servizio delle nostre comunità locali.

I rallentamenti della consegna dei vaccini da parte delle industrie produttrici, fenomeno che peraltro sembra acuirsi, possono essere affrontati anche predisponendo una più ampia rete di centri di somministrazione: sarà quest’ultima, infatti, a permettere di recuperare il tempo perduto quando la produzione dei vaccini sarà giunta a regime.


Alle risorse necessarie a formare i nostri farmacisti e ad adeguare gli spazi delle farmacie, dovrà però accompagnarsi anche un nuovo contesto normativo che ci legittimi come soggetti sanitari vaccinatori. Su questo punto, tutti i nostri interlocutori hanno dimostrato sensibilità e volontà d’impegno. Il nostro augurio è quindi quello poter superare egoismi e pregiudizi che nell’autunno scorso hanno impedito un nostro contributo più efficace alla vaccinazione antinfluenzale di massa.


A tal proposito, Assofarm si è già mossa per risolvere anche l’altro grande problema vissuto ai tempi del vaccino antiflu. La Federazione ha infatti già preso contatti con le aziende produttrici al fine di presentarsi nel prossimo settembre con volumi di dosi adeguate alle esigenze vissute dal Paese.


Più insomma la sfida sanitaria si fa critica, più le Farmacie Comunali incrementano il loro coinvolgimento nel SSN. Più la crisi si fa complessa, più le farmacie comunali si propongono come risposta a portata di mano.

Una complessità che da tempo ha varcato i limiti strettamente sanitari fino ad abbracciare problematiche sociali di cui oggi possiamo solo immaginare i confini. E' a tal fine che Assofarm, pur confermando il proprio core business nella dispensazione del farmaco, ritiene che la vicenda Covid obblighi la Federazione a voler coinvolgere nella propria compagine associativa anche enti culturali di valenza sociale e case di riposo per anziani, soggetti coi quali condividiamo visione e mission, e coi quali possiamo intraprendere cammini comuni.


Venanzio Gizzi

presidente Assofarm

Non solo non verranno più vendute e hanno trovato una nuova sede amministrativa nell’ex scuola Garaventa di via San Giorgio, ma diventeranno un baluardo nella lotta contro il Covid. Le farmacie comunali si trasformeranno in ambulatori per la somministrazione del vaccino. L’accordo con Regione e Alisa è molto vicino, come conferma l’assessore alla Salute del Comune, Massimo Nicolò. “Ci siamo inseriti in questa fase — spiega — perché bisognerà fare in fretta e le nostre farmacie sono luoghi ideali per somministrare il vaccino per diversi motivi: siamo inseriti profondamente nel tessuto sociale del territorio, la gente con i nostri dipendenti ha instaurato un rapporto di fiducia e in più non è costretta a recarsi in ospedale, magari lontano da casa, in cui non tutti si trovano a proprio agio e che può incutere preoccupazione. Penso, inoltre, che questa nostra iniziativa possa convincere anche le farmacie private a seguirci, ovviamente rispettando tutto quello che comporta la sicurezza”.

L’amministratore unico di Farmacie Comunali Genovesi, Massimiliano Cattapani, nuovo coordinatore regionale delle farmacie comunali liguri Assofarm, punta ancora più in alto. « Vogliamo esportare il nostro modello di hub in tutta la regione — interviene — proprio per avere più centri di somministrazione, alleggerire gli ospedali e venire incontro alle esigenze della popolazione » . Cattapani aggiunge. “Grazie al nuovo magazzino centralizzato, potremo liberare nuovi spazi e adattarli per realizzare zone separate dalla clientela per somministrazione del vaccino oltre che per la prenotazione”. La svolta legata ai vaccini, si inserisce in una profonda trasformazione delle farmacie comunali. Entro l’anno termineranno i lavori per l’ultima della famiglia, che conta 32 dipendenti tra farmacisti e amministrativi, quella del Terminal Traghetti, rallentati per via del coronavirus. “Diventeranno dei piccoli ambulatori » , annuncia Nicolò parlando delle farmacie Isonzo, Molassana, Quinto, Burlando, Fossato e Vasco de Gama a Sampierdarena, Cep di Pra’ e Sestri. « Sono in una fase di rilancio — interviene l’assessore Matteo Campora -, l’ex ad Davide Grossi ( il nuovo direttore generale di Amiu), è riuscito a riequilibrare i conti e a riportarle in acque tranquille, quindi possiamo iniziare un percorso mirato allo sviluppo”.

Le farmacie cambiano davvero pelle. Non solo medicine e misurazione della pressione... «Abbiamo la possibilità concreta entro fine febbraio di avviare un servizio unico in Italia, abbinando il teleconsulto all’ambito oculistico — prosegue l’assessore, che è un oculista — per quanto riguarda la prevenzione legata alla maculopatia. Basterà collegarsi in remoto, avere una webcam e la visita preliminare è fatta. Il medico invia il referto e consiglia al paziente cosa fare. Sarà possibile fare anche uno screening relativo alle complicanze oculari legate al diabete ». (repubblica.it)

Il Comune di Agrate pensa ai nuovi futuri lettori per curarli e appassionarli ai libri sin dai primi vagiti. Dal primo gennaio, tutti i nuovi nati avranno, oltre agli alberi dei neonati, un kit di benvenuto: un buono da 50 euro da spendere in prodotti per la prima infanzia nelle farmacie comunali di Agrate e Omate e un cofanetto del progetto “nati per leggere” con tre libri per i neonati e due mini manuali per i genitori per avviare i bambini alla lettura sin dalla nascita.

Il progetto è condiviso dagli assessorati ai servizi sociali e alla cultura guidati da Carmen Collia e Margherita Brambilla. Per l’occasione verrà inviata una lettera firmata dal sindaco Simone Sironi che accompagna questa nuova iniziativa dei due assessorati. (ilcittadinomb.it)

C’è soddisfazione a Csp per lo stato di salute delle farmacie comunali che, nel 2020, hanno fatto registrare un aumento fatturale del 23%, con i ricavi cresciuti in un biennio di circa il 50%, da 1,9 mln (2018) di euro a 2,75 mln di euro (2020).

“Le farmacie comunali – spiegano dalla municipalizzata – avevano conosciuto nel 2018 e 2019, un periodo di significativa difficoltà.  I correttivi posti in essere dalla “nuova gestione” stanno però confermando la correttezza del Piano di riorganizzazione su cui da 18 mesi è attivo un “nuovo gruppo” di lavoro. Più in particolare, nel 2020, il fatturato complessivo delle farmacie comunali, gestite da CSP, si è attestato intorno ai 2,750 mln di euro (mancano ancora alcune registrazioni). Tale risultato supera di gran lunga quello raggiunto nel 2019 (2,2 mln di euro) e soprattutto quello ottenuto nel 2018 (1,9 mln) quando ancora gestivano le farmacie i precedenti responsabili. Tra le più performanti va segnalata la Farmacia presso la Borgata Aurelia. Ma ottimi segnali sono stati registrati anche dalla Farmacia Boccelle, Cisterna e Matteotti. Un po’ più in difficoltà Calamatta e Stazione. Gli ottimi risultati delle farmacie, gestite da Csp, assumono ancora maggiore rilevanza se si considera il trend dei ricavi. Negli ultimi sei mesi le Farmacie si sono attestate su entrate sempre al di sopra di 1/4 di milione di euro mensile. Rispettando tale trend – spiegano i vertici della società – non è difficile prevedere di attestare il risultato 2021 su circa 3,5 milioni di euro per rispettare, nel 2022, il risultato “promesso” dal dirigente del settore: i 4 milioni di euro di fatturato annuale. Risultato che appariva impensabile solo 18 mesi fa. Il risultato è frutto di una capillare azione commerciale che affianca (e affiancherà in misura crescente) l’offerta farmaceutica. Il resto è risultato di un gruppo di lavoro, quello dei farmacisti, in cui i giovani si sono integrati con i Farmacisti con maggiore esperienza”.

Come ribadito dalla società, fondamentali si sono rivelate, in particolare, tutte le iniziative “di assistenza extrafarmaceutica” (screening, giornate di prevenzione, iniziative “a tema”, ecc.). “Tale impostazione verrà confermata ed anzi ampliata nel 2021, con il coinvolgimento di soggetti istituzionali come la Croce Rossa Italiana, per garantire ancora una più ampia gamma di servizi. Proprio nei prossimi giorni, verrà avviato, in collaborazione con Cri – hanno concluso da Csp – il servizio di tamponi rapidi di cui si registra una richiesta in continuo aumento”. (civonline.it)

Anche in Francia sono arrivate nei giorni scorsi le prime forniture del vaccino AstraZeneca (250mila dosi), ma le trattative tra cassa mutua e farmacie per la remunerazione dell’attività professionale (somministrazioni) e logistica (distribuzione delle fiale ai medici) segnano il passo. E non è bene, perché – come ha detto il primo ministro, Jean Castex – qualche giorno fa – il vaccino AstraZeneca ha condizioni di conservazione meno impegnative e dalla fine di febbraio potrà quindi essere affidato alla distribuzione e somministrazione sul territorio. «Prima saranno forniti ai medici di base» ha spiegato «poi a farmacisti e infermieri».

Servirebbe quindi un’intesa rapida sui compensi, ma la proposta messa sul tavolo venerdì dalla mutua sanitaria non è piaciuta: 6,30 euro a vaccinazione (i medici prendono 9,70 euro) più 5,40 euro per ogni registrazione sulla piattaforma vaccinale pubblica. E 3,45 euro per ogni fiala distribuita agli altri vaccinatori. Ma per Philippe Besset, presidente della Fspf (Fédération des syndicats pharmaceutiques de France), la proposta è insufficiente: «Questa non è una vaccinazione antinfluenzale, il farmacista si assume responsabilità ben diverse e l’accoglienza preliminare del paziente è ben più onerosa, c’è un questionario da compilare in anticipo». Il sindacato vuole, inoltre, una remunerazione per la gestione delle scorte di vaccini presso il dispensario.

Ieri in tarda serata c’è stato un secondo incontro, ma – avverte Besset – «non si tratta di un negoziato per un accordo convenzionale, è una concertazione in cui sarà il governo ad avere l’ultima parola». La Fspf poi attende ancora risposte riguardo ai farmacisti del territorio mobilitati nei centri vaccinali: nonostante diverse richieste, ancora non sono arrivate indicazioni sulla remunerazione che verrà riconosciuta loro. (fpress.it)

Quando si parla di dati di spesa farmaceutica pubblica, converrebbe aggiornare i proverbi. Perché non è affatto vero che “nessuna nuova buona nuova”, ma semmai esattamente il contrario.

Anche questa volta nel consueto monitoraggio mensile dell’Aifa sull’andamento della spesa pubblica per farmaci merge l’esplosione incontenibile della spesa per acquisti diretti, che nei prime nove mesi dello scorso anno – al netto dei gas medicinali – ha superato i 9 miliardi (per l’esattezza 9.104,3 milioni di euro), “sfondando” il tetto assegnato di ben 2.030,6 milioni di euro, tutte le Regioni ha superato il tetto assegnato del 6,69%.

La spesa complessiva gennaio-settembre 2020 ha raggiunto la cifra di 14.096,4 milioni di euro, con uno scostamento di quasi un punto percentuale rispetto al tetto assegnato del 14,85%, corrispondente a 13.259,6 milioni. In termini assoluti, lo sforamento è di 836,8 milioni, che portano l’incidenza percentuale sul Fsn al 15,79%.

Continua, per contro, la marcia del gambero della spesa farmaceutica convenzionata, che  al netto dei payback vigenti rispetto al tetto del 7,96% (corrispondente a 7.107,5 milioni)  di euro), si è fermata a 5.926,3 milioni di euro, per un’incidenza sul Fsn del 6,64% e la “produzione” di un avanzo di oltre un miliardo, ovvero 1.182,2 milioni di euro. Contrariamente a quanto avvenuto per la spesa per acquisti diretti, in questo caso tutte le Regioni si sono mantenute al di sotto del tetto di spesa previsto.

In generale, dal numero delle ricette emerge una riduzione dei consumi: sono state 402,5 milioni, con una riduzione del 6,5% rispetto al 2019.  In calo (-1,1%, corrispondenti a  -184,1 milioni) anche le dosi giornaliere dispensate. Calano anche i ticket, sia quelli fissi (-11%, ovvero 309,2 milioni), sia quelli cosiddetti “differenziali”, ovvero la spesa pagata dai cittadini per coprire la differenza tra prezzo di riferimento e costo dei farmaci branded (-5.3%, pari a 804,7 milioni).

Per i farmaci inseriti nel fondo per i medicinali innovativi non oncologici la spesa gennaio-luglio al netto del payback  ha raggiunto 228,3 milioni di euro, mentre per i medicinali inseriti nel fondo per i medicinali innovativi oncologici, la spesa gennaio-settembre al netto del payback è stata pari a 613,1 milioni di euro. (rifday)

Newsletter Notiziario 170