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Al via nelle Farmacie Comunali FarmaCity di Viareggio la Campagna Nastro Rosa, organizzata dalla LILT (Lega Italiana per la lotta contro i tumori) in collaborazione con iCare e Comune di Viareggio.

La Campagna Nastro Rosa ha come obiettivo quello di sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza della diagnosi precoce dei tumori alla mammella: per tutto il mese di ottobre, sarà possibile effettuare una visita senologica con medici specialisti, all’interno delle Farmacity di Viareggio.

Il calendario degli appuntamenti parte giovedì 15 ottobre, dalla Farmacity di Torre del Lago con il dottor Duilio Francesconi. Si prosegue lunedì 19 ottobre alla Farmacity della Migliarina con la dottoressa Donati, martedì 20, Farmacity Centro con la dottoressa Sara Donati, giovedì 22 ottobre Farmacity Marco Polo con il dottor Duilio Francesconi, venerdì 23 ottobre Farmacity Campo d’Aviazione con il dottor Duilio Francesconi e martedì 27 ottobre Farmacity Centro con la dottoressa Sara Donati.

«Una bella iniziativa – commenta il vicesindaco Federica Maineri – che mette in sinergia varie realtà per un servizio che può salvare la vita. A maggior ragione importante perché si rivolge a tutte le fasce d’età, anche alle donne più giovani che non vengono ricomprese negli screening del sistema sanitario. Per sottolineare l’importanza della prevenzione abbiamo deciso di illuminare in modo particolare la Torre Matilde, che per tutto il mese di ottobre si ‘vestirà’ di rosa, colore simbolo della campagna».

«Sono certa che avremo un bel risultato di prenotazioni e di visite – conclude Maineri -: ringrazio i medici che hanno messo le loro professionalità a disposizione del progetto, la Lilt e iCare che, come sempre, è vicina agli utenti e ai bisogni della città». (versiliatoday.it)

Il ministro Speranza ha dato l’ok alla sperimentazione dei test rapidi e il Trentino è la prima regione a testare questa nuova metodologia.

I test rapidi sono effettuati in farmacia e in caso di persona sintomatica verrà dato il responso nel giro di un’ora. Nel caso di positività la persona verrà messa in quarantena e sottoposta poi al tampone tradizionale.

Sono due le farmacie comunali in Trentino dove è stata avviata la sperimentazione. Il progetto è nato da un’intesa tra i vertici di Federfarma Trento e di Farmacie Comunali di Trento, con l’assessorato provinciale alla Salute e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

Secondo l’accordo la farmacia, che aderisce su base volontaria, deve individuare i locali nei quali effettuare il test e provvedere alla sanificazione degli spazi. I test rapidi consentono di dare una risposta in tempi estremamente veloci con un’attendibilità pari al 98% e, soprattutto per i genitori di bambini in età scolare, di distinguere sintomatologie influenzali da positività al Covid-19. In caso di positività al test, il paziente viene successivamente sottoposto anche al tampone tradizionale.

Il test, che si basa su un tampone naso-faringeo, per essere somministrato richiede la formazione specifica di personale infermieristico dotato dei dispositivi di protezione individuale adeguati. E trovare il personale non è impresa facile, come ha spiegato il governatore della Provincia autonoma, Maurizio Fugatti: “Abbiamo chiesto al Ministero, previo corso di formazione fatto dall’Azienda sanitaria, una deroga per poter comunque operare se non si dovesse trovare il personale. Ci stiamo lavorando da una settimana e oggi il ministro Speranza ha dato l’ok ad una sperimentazione in Trentino. Ora auspichiamo che ci venga concessa la deroga, perché non abbiamo il numero di infermieri sufficiente. A quel punto, con le farmacie aderenti, sarà più facile per i trentini avere il tampone rapido. Sono molte le farmacie che avrebbero aderito ma non hanno trovato personale sanitario. Una volta trovato il personale credo che l’adesione sarà elevata”, ha detto Fugatti. 


Ieri si sono registrati in Trentino 153 contagiati e due decessi. La situazione, secondo il presidente Fugatti, sta iniziando progressivamente a peggiorare. Le persone attualmente positive sono 969. Il quadro non è però così grande come in altre regioni: l’indice Rt è dell’1,29 molto al di sotto della media. (lavocedeltrentino.it)

Per la prima volta nella sua storia la Vittorio Veneto Servizi, la società titolare delle tre farmacie comunali, opererà fuori comune, precisamente a Pieve d’Alpago.

Il comune bellunese di Alpago ha indetto un bando per la gestione della sua farmacia comunale da affidare ad un privato. Si è candidata a tale servizio la società vittoriese che è risultata vincitrice. Per sei anni gestirà così la farmacia di Pieve, ampliandone l’orario di apertura e introducendo anche il servizio di consegna dei farmacia a domicilio, oltre a sconti per neonati e fasce deboli della popolazione.

A dare notizia del nuovo obiettivo raggiunto è Roberto Biz, amministratore unico della Vittorio Veneto Servizi. «È un progetto ambizioso che permetterà alla nostra società di crescere e rafforzarsi - afferma Biz (in foto a lato) -. Diventa una opportunità di sviluppo importante. La nostra azienda è una solida realtà attenta al territorio. Siamo certi di poter portare il nostro contributo rafforzando il servizio alla comunità». (oggitreviso.it)

L’88% degli inglesi che nella stagione influenzale 2019/2020 si sono vaccinati in farmacia è molto soddisfatto della qualità del servizio e della premura con cui lo staff della farmacia stessa li ha assistiti. E’ quanto rivela un’indagine pubblicata ieri dal Pharmaceutical Journal, la rivista della Royal pharmaceutical society, e condotta tra gennaio e febbraio tra i pazienti che si sono vaccinati in 55 farmacie Day Lewis (il 19% degli esercizi appartenenti alla catena) distribuite su tutto il territorio nazionale, in zone urbane e rurali.

L’obiettivo della ricerca era quello di misurare la soddisfazione degli utenti per il servizio vaccinale offerto dalle farmacie territoriali (dal punto di vista dell’attenzione al cliente, della professionalità e della privacy) e i risultati sono più che soddisfacenti: su un totale di 485 pazienti che hanno risposto al questionario, il 90% si è detto molto soddisfatto della prestazione professionale del farmacista che ha somministrato il vaccino e il 77% ha espresso lo stesso giudizio per l’accoglienza della saletta dov’è stata effettuata la prestazione (luminosità, pulizia e ordine).

Il 99% dei pazienti, poi consiglierebbe la vaccinazione antinfluenzale in farmacia ai propri amici e familiari e la stessa percentuale di intervistati promette che nelle stagioni successive tornerà ad affidarsi alle farmacie del territorio. Più del 98%, infine, auspica che il suo farmacista estenda la somministrazione anche ad altri vaccini.

«La vaccinazione in farmacia» concludono gli autori della ricerca «è particolarmente apprezzata dai pazienti. Sono stati osservati alti livelli di soddisfazione e ciò acquista particolare significato quando l’obiettivo è quello di estendere la copertura vaccinale per raggiungere l’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (75% degli adulti di età pari o superiore a 60 anni) e aumentare la quota di protetti in tutti i gruppi ad alto rischio». (fpress.it) 

“Le Farmacie comunali, gestite da Csp, fanno registrare un ulteriore segnale di crescita nel terzo trimestre 2020, confermando i netti segnali di miglioramento della gestione, registrati nella prima parte dell’anno” – lo comunica in una nota la Civitavecchia Servizi Pubblici.

“Più in particolare, si è registrato un buon incremento del fatturato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (2019). Ma soprattutto rispetto al 2018, se si considera che, al 30 settembre 2020, il fatturato delle Farmacie gestite da Csp ha già superato il fatturato dell’intero 2018, di circa 100.000 euro.

Pertanto va da sé che, se anche nell’ultimo trimestre venisse rispettato il trend attuale, il fatturato complessivo si attesterebbe intorno ai 2,7/2,8 milioni di euro, significativamente migliorativo rispetto sia ai 2,250 del 2019, che a 1,9 milioni del 2018.

Il piano di implementazione, definito lo scorso anno dai responsabili del servizio, appare quindi ampiamente rispettato e gli obiettivi posti per gli anni futuri non appaiono più irrealizzabili, come potevano apparire solo 12 mesi fa.

Va considerato, infatti, che se dovessero realizzarsi i piani per la apertura di ambulatori infermieristici presso la Farmacia Stazione ed Aurelia, in maniera da poter fornire un servizio di assistenza integrato, l’obiettivo di 3,2 milioni di euro di fatturato per il 2021, potrebbe essere rivisto verso l’alto e potrebbe rispettarsi l’obiettivo di fatturato di poco al di sotto dei 4 milioni di euro/anno nel 2022. Si tratterebbe insomma di un incremento del fatturato del 100%, realizzato in soli 36 mesi.

Tornando ai risultati del terzo trimestre 2020, particolarmente positivi i risultati delle Farmacie Boccelle e della succursale Aurelia. Buoni segnali da Cisterna e Matteotti, mentre Stazione e Calamatta registrano qualche difficoltà, legata soprattutto all’azzeramento del transito di turisti e passeggeri diretti allo scalo portuale o alla stazione ferroviaria. La Farmacia Stazione ha fornito, però, risultati positivi soprattutto nel periodo estivo.

Afferma Antonio Carbone, Presidente del Cda: “Registriamo come l’impegno quotidiano dei nostri responsabili stia dando progressivamente i frutti sperati. Si tratta di un lavoro condotto con serietà e professionalità, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi resi ai Signori utenti. La crescente fiducia e l’apprezzamento che gli Utenti ci stanno riconoscendo, ci conferma la bontà delle scelte prese e ci fornisce rinnovata fiducia per il futuro.

I progetti di ampliamento dell’offerta (gli ambulatori infermieristici), dovrebbero garantirci il definitivo salto di qualità per poter garantire ai cittadini una assistenza integrata e completa. Un particolare ringraziamento va ai nostri farmacisti che rappresentano ormai una “squadra” nella quale i giovani ed i più esperti sembrano integrarsi con reciproco vantaggio e miglioramento professionale”. (ilfaronline.it)

Gentile Presidente,

Le scriviamo a nome delle oltre 1.600 Farmacie Comunali italiane che abbiamo l’onore di rappresentare e che, attraverso gli strumenti di comunicazione interna alla nostra Federazione, in questi ultimi giorni stanno esprimendo unanime entusiasmo per l’Ordinanza della Regione Lazio che permette alle farmacie territoriali di dispensare il vaccino antinfluenzale alla fascia di popolazione in età compresa tra i 18 e i 59 anni.

Nell’opinione di Assofarm, il Vostro provvedimento è uno dei più importanti atti istituzionali che concretizza il potenziale sanitario del nostro lavoro: un virtuoso incontro tra la professionalità del farmacista e la massima prossimità fisica della farmacia alla vita del cittadino.

Il nostro entusiasmo, Presidente, ha anche origini per così dire storiche. Assofarm infatti, ormai diversi anni fa, è stata la prima a proporre un ampliamento della pratica vaccinale anche alle farmacie territoriali, private e pubbliche.

La nostra partecipazione all’UEFS Unione Europea delle Farmacie Sociali, di cui peraltro da qualche anno ricopriamo la presidenza, ci ha fatto apprezzare per tempo le positive esperienze già realizzate in buona parte dei paesi europei. In Francia come in Svezia, In Portogallo come in Svizzera, da anni i farmacisti inoculano autonomamente diversi vaccini. Le rilevazioni postintervento hanno dimostrato che non sono aumentati i rischi per i cittadini, mentre è si è sensibilmente rafforzata l’immunità di gregge.

L’iniziativa che Lei e l’Assessore alla Sanita, D’Amato avete intrapreso in questi giorni avvia un processo di riposizionamento sanitario del nostro Paese verso i casi più avanzati e moderni di tutta Europa.

Un atto, il Vostro, politicamente coraggioso che pone il primo piano la salute del cittadino sugli interessi di specifiche categorie sanitarie.

È in virtù dell’impegno che Assofarm e tutte le Farmacie Comunali italiane portano avanti da tempo, che la nostra rappresentanza laziale può di buon grado dichiararsi fin d’ora pronta a partecipare al Vostro progetto dispensativo, candidandosi a rientrare tra le 400 farmacie che erogheranno questo servizio, nella speranza che tale numero possa al più presto essere ampliato a tutti i presidi che abbiano le adeguate condizioni. 

Rimarcando con piacere il pieno sostegno di tutte le Farmacie Comunali Italiane al Vostro progetto, La ringraziamo personalmente per quanto state facendo e Le proponiamo gentilmente un incontro durante il quale potremo valutare ulteriori contributi fattivi che le Farmacie Comunali laziali potranno dare allo sviluppo sanitario della Sua Regione.

Tra le tante discussioni fatte in questi giorni sui tamponi in farmacia, è mancata la riflessione più strategica. Si seguono con vivo interesse le prime sperimentazioni sul campo. Si dibatte su costi e competenze dell’operazione. Si ragiona legittimamente sulla sicurezza sanitaria dei farmacisti e degli utenti delle farmacie. Nessuno però ha riflettuto sul rapporto tra questa esperienza e il futuro della lotta all’epidemia.

Per come si sta delineando in questi giorni, la vicenda sta mostrando in maniera evidente la tensione tra il potenziale logistico della farmacia e le criticità accumulatesi nel tempo attorno alla figura del farmacista.

La necessità, forte e immediata, di estendere sul territorio la rete dei tamponi fa scoprire come d’incanto al mondo intero che le farmacie sono un “luogo sanitario” perfettamente e naturalmente integrato nelle dinamiche quotidiane dei cittadini.

In questo luogo, però, i tamponi non potranno essere eseguiti da chi sostanzia anche l’anima sanitaria della farmacia. Il farmacista non può fare tamponi perché non sa farli, perché tali pratiche non sono comprese nei suoi percorsi formativi. Le ragioni di questa strana situazione non sono tutte riconducibili alla straordinarietà della situazione. Molto dipende anche dal fatto che non si è mai voluto integrare il farmacista, con tutto il suo potenziale professionale, nei sistemi sanitari locali.

Sono mesi che ci sentiamo dire che la battaglia autunnale al Covid-19 si sarebbe combattuta sul terreno della tracciatura dei contagi. Eppure nessuno ha mai pensato di arruolare i farmacisti attraverso una formazione adeguata. E così, esattamente come non più di un mese fa è accaduto con i vaccini antinfluenzali, siamo arrivati in affanno ad un appuntamento prevedibile ed inevitabile. L’emergenza, insomma, non riesce a farci superare quel misto di incapacità programmatica e paludismo corporativo di cui soffre da tempo la sanità del nostro paese.

Non possiamo essere certi che se i farmacisti avessero potuto somministrare il vaccino antiflu oggi i pronto soccorso sarebbero meno affollati. Come non possiamo assicurare a nessuno che se le farmacie avessero potuto fare tamponi, oggi i numeri del contagio sarebbero più bassi. Non abbiamo però dubbi sul fatto che se avessimo concretizzato queste iniziative, le farmacie territoriali sarebbero state pronte ad affrontare la sfida più importante del prossimo futuro.

Quando il vaccino anti-Covid sarà finalmente disponibile, come potremo dispensarne milioni di dosi in pochissimo tempo senza la disponibilità di ventimila farmacie territoriali? E se i farmacisti in esse operanti non potranno somministrare il vaccino, dove troveremo altri professionisti sanitari abilitati?

Tergiversare nelle risposte a queste domande significa esporci a evitabili ritardi nella copertura vaccinale e a insostenibili rischi di tenuta della pace sociale.

Ecco quindi il passaggio strategico che abbiamo mancato: quello di sfruttare le occasioni del vaccino antinfluenzale e dei tamponi per integrare la farmacia territoriale nei processi preventivi e di controllo dell’epidemia, al fine di essere poi pronti ad una vaccinazione di massa il cui livello di emergenza e dimensioni sono inedite alla nostra società.

Le farmacie italiane non possono però limitarsi a denunciare tutto ciò. Non possiamo nemmeno aspettarci un improvviso scatto di attivismo da parte delle istituzioni sanitarie.

Se questo arriverà, noi lo accoglieremo con entusiasmo, ma nel frattempo dobbiamo arrivare pronti ad un possibile coinvolgimento last-minute. Dobbiamo sfruttare questi mesi di attesa del vaccino per formarci alla sua dispensazione. Se vogliamo cambiare gli assetti tra SSN e farmacie, dobbiamo fare noi il primo passo, dobbiamo essere già pronti a fare quello che con ogni probabilità ci chiederanno.

Politica e Istituzioni non ci daranno mai credito. L’onnipresente formula dei “saldi invariati di spesa” lo testimonia. Non ci rimane quindi di essere noi a credito della sanità italiana. Le sfide terribili e straordinarie dei prossimi mesi potrebbero essere un’occasione da non perdere.

Venanzio Gizzi

Presidente Assofarm

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