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Notiziario n° 91

Editoriale


Comunicato


Editoriale
Assofarm Cresce, la sanità italiana no
Pubblichiamo di seguito stralci della Relazione di Bilancio della XXVII Assemblea Generale di Assofarm, svoltasi a Roma il 30 luglio 2014

erdita di marginalità
[...] Come certificato dalla recente Indagine conoscitiva condotta dalle Commissioni Affari sociali e Bilancio della Camera, anche considerando la spesa privata, l’ammontare delle risorse destinate alla sanità in Italia è tra i più bassi d’Europa: il 9,2% del PIL nel 2012, che scende al 7,1% se si considera soltanto la spesa pubblica.
Se si considera la sola spesa farmaceutica territoriale, la situazione si fa addirittura drammatica. Dal 2010 al 2012 il calo è stato del 8,5% e nel 2013 si è registrato un altro -3,4%. Nell’ultimo biennio la spesa ospedaliera è invece cresciuta del 4%, registrando sforamenti dei tetti in quasi tutte le Regioni Italiane. Siamo insomma di fronte ad un’incapacità di tenuta dei sistemi di controllo, e di una progressiva marginalizzazione della farmacia territoriale rispetto al SSN.
Distrazione di farmaci attraverso la distribuzione diretta, riduzione del prezzo medio dei farmaci per via dell’inserimento di nuovi generici nel prontuario, e incremento dello sconto sui prezzi dei farmaci coperti dal SSN sono ormai da tempo le principali cause della crisi di redditività delle nostre farmacie.
Oggi oltre 3.000 farmacie italiane sono in sofferenza economica e almeno 600 tra queste è a rischio di chiusura. Come è emerso da una ricerca promossa dalla nostra Federazione e che in seguito illustreremo meglio, il sistema delle Farmacie comunali risponde meglio a questa situazione. I casi di crisi grave sono pochi e la maggior parte delle nostre associate continua a produrre utili.
Certo, il nostro compito primario non è questo, e d’altronde siamo solidali con quelle farmacie in difficoltà nel denunciare e combattere ogni provvedimento legislativo che nei fatti depaupera il nostro sistema.
Riteniamo però che ben più grave sia quel complesso di azioni istituzionali provenienti da più parti che negli ultimi anni cercano progressivamente di marginalizzare la farmacia italiana prendendola per così dire per fame.
Perdiamo margini e fatturati perché perdiamo competenze e spazi di azione. La farmacia può legittimamente chiedere più risorse non perché vanta un diritto divino alla sopravvivenza, ma perché crede a ragione di poter dispensare un servizio suo proprio e unico, in maniera più efficiente di altri e con livelli di qualità sanitaria superiore.
Non è accettabile sentir dire che la sofferenza economica di oltre 3.000 farmacie italiane e il rischio chiusura di almeno 600 di esse sia un effetto della crisi. La crisi c’è, lo sappiamo, ma il disastro ormai imminente è un problema politico, non di mercato.
[...]

Dualismo pubblico/privato
Noi non siamo spesa pubblica improduttiva, non siamo un ramo secco. Siamo un componente attivo del Sistema Sanitario Nazionale che fa la sua parte e che addirittura, come previsto da una legge di quasi quarant’anni fa, non è nemmeno sfruttato appieno. Siamo un investimento pubblico produttivo, incredibilmente produttivo nonostante tutti i prelievi forzosi operati a vantaggio di altri settori sanitari ricchi di sprechi e clientelismi.
Ricordiamo ancora una volta, che il Servizio farmaceutico italiano è uno dei migliori al mondo ed è fondato su due componenti: una pubblica e una privata.
La nascita e il consolidarsi di un sistema di farmacie comunali, seppur minoritarie rispetto alle farmacie private, non sono un incidente della storia o la declinazione del cosiddetto “Socialismo municipale”.
Faccio miei alcuni passaggi della Sentenza n. 216/2014 della Corte Costituzionale, depositata lo scorso 18 luglio che, in linea con la precedente giurisprudenza, anche europea, sull’argomento, ha sancito che le norme che riservano alla farmacia la distribuzione dei medicinali di fascia C non ledono alcun principio costituzionale.
Scrive la Consulta, nel motivare la sentenza “Il legislatore ha organizzato il servizio farmaceutico secondo un sistema di pianificazione nel territorio, per evitare che vi sia una concentrazione eccessiva di esercizi in certe zone più popolose e perciò più redditizie e nel contempo una copertura insufficiente in altre con un minore numero di abitanti”
Il giudice delle leggi ricorda quindi l’esistenza di una “ complessa regolamentazione pubblicistica dell’attività economica di rivendita dei farmaci (sentenza n. 150 del 2011) rispetto alla quale non è possibile isolare uno degli elementi senza tenere conto della disciplina nella sua globalità. In ragione di ciò, l’individuazione del punto di equilibrio tra i diversi interessi è affidato al legislatore, cui è rimessa la relativa valutazione, fermo rimanendo il limite della non irragionevolezza delle scelte compiute”
Ecco, rivendichiamo proprio questa ragionevolezza che sta alla base dell’organizzazione del nostro sistema farmaceutico e che legittima l’esistenza di un sistema di farmacie comunali.
[...]

Patto per la Salute
Questa mancanza di chiarezza sul futuro persiste in maniera rilevante anche nel recentissimo Patto per la Salute. Si tratta di un accordo puramente istituzionale tra Stato e Regioni, senza però che si sia registrato un vero coinvolgimento degli altri attori della sanità nazionale. A ciò si aggiungono dubbi sul meccanismo di utilizzo dei famosi risparmi generati dalla riforma. I firmatari del patto hanno dichiarato che tali avanzi rimarranno alla Sanità. Ma quale Sanità? quella che oggi genera disavanzo attraverso sforamenti dei tetti di spesa o quella che da anni agisce responsabilmente e propone meccanismi virtuosi?
Alcune valutazioni decisamente ottimistiche, recentemente circolate in ordine al Patto per la Salute, mi inducono a tentare di tracciare uno scenario su ciò che si verificherà nel settore del farmaco nel 2015.
Il Patto dedica all’assistenza farmaceutica l’art. 23.
1) E’ previsto che l’AIFA provveda ad aggiornare il Prontuario Terapeutico Nazionale (PTN) sulla base dei criteri costo/beneficio e efficacia terapeutica, con nuovi prezzi di riferimento per categorie terapeutiche omogenee.
A tal fine verrà valutata l’equivalenza terapeutica anche tra molecole diverse tra loro, avendo cura che le determinazioni dell’AIFA non siano suscettibili di interpretazioni diverse da Regione a Regione.
Viene, altresì, affermato il principio del sostegno dell’innovazione terapeutica, purché reale, importante e dimostrata rispetto alle terapie già in uso, prevedibilmente escludendo i farmaci innovativi dal prezzo di riferimento della categoria terapeutica.
L’applicazione di tale norma comporterà nel corso del 2015 una notevole contrazione della spesa farmaceutica convenzionata, solo in minima parte compensata dalla quota posta a carico dei cittadini.
Il tutto sotto il controllo costante di un tavolo permanente di monitoraggio composto da 3 rappresentanti delle regioni, 1 del MEF, 1 del Ministero della Salute, 1 del Ministero dello Sviluppo Economico, 1 dell’AIFA e 1 dell’AGENAS.
2) Inoltre è prevedibile che il principio dell’equivalenza terapeutica, applicato anche alle gare regionali indette per l’acquisto di farmaci, ancorché non espressamente citate, avrà l’effetto di incentivare al massimo la concorrenza tra produttori e, quindi, di incentivare gli acquisti diretti.
3) Vale la pena di ricordare che, per effetto della Spending Review e dell’attività del Commissario Cottarelli, è in atto da una parte una concentrazione e una razionalizzazione delle centrali di acquisto regionali e dall’altra un notevolissimo impulso all’attività della CONSIP.
Basti pensare che è stato recentemente varato dalla CONSIP un Sistema Dinamico di Acquisto della Pubblica Amministrazione (SDAPA) che ha dedicato grande attenzione agli acquisti di medicinali. Dal 1° luglio sono stati resi disponibili nel Catalogo SDAPA ben 4.646 farmaci per l’acquisto dei quali sono stati accreditati 200 fornitori.
I centri di acquisto regionali non potranno negoziare prezzi superiori a quelli spuntati dallo SDAPA.
Non occorre avere la sfera di cristallo per prevedere che il 2015 rischia di essere l’annus horribilis della farmacia italiana: se da una parte assisteremo ad una contrazione della spesa farmaceutica a carico del SSN, dall’altra è immaginabile un grande impulso agli acquisti diretti, anche per fare spazio alla reale innovazione farmacologica (nel 2013/2012 + 6,3%).
Va da sé che, in questo contesto, le Regioni non sono minimamente interessate alla revisione della remunerazione delle farmacie.
L’unico spiraglio di luce che appare all’orizzonte è costituito dal riferimento (art. 5 comma 7) alla Farmacia dei Servizi. Tenendo però conto che tale materia è completamente nelle mani delle Regioni, in base alla normativa attuale, confermata dalla stesura del nuovo Titolo V della Costituzione appena approvato dalla 1° Commissione (Affari Costituzionali) del Senato che indica espressamente tra gli ambiti funzionali propri delle Regioni “l’organizzazione dei servizi sociali e sanitari”.
Sarebbe allora fondamentale che la farmacia italiana, che pure ha già toccato il fondo, si desse un colpo di reni chiedendo energicamente alla Conferenza delle Regioni l’apertura di una negoziazione cornice su Convenzione Nazionale e Farmacia dei Servizi.
Assofarm è su questa posizione.
Speriamo di trovare al nostro fianco anche Federfarma.
   
Convenzione
Questa Federazione condivide quanto il professor Ivan Cavicchi ha recentemente scritto su Quotidiano Sanità: concetti quali “appropriatezza, manutenzione, sostenibilità, umanizzazione non sono credibili se il capitale del sistema, vale a dire il lavoro, continuerà ad essere marginale”.
Per quel che ci riguarda direttamente, il lavoro di cui parla Cavicchi si traduce letteralmente in una Farmacia dei Servizi che remuneri direttamente la prestazione consulenziale del farmacista, la sua capacità di rendere massimamente terapeutico il trattamento farmacologico, aumentando i benefici per la salute del cittadino e riducendo al contempo gli sprechi per le casse pubbliche.
Visto da questo punto di vista, il nuovo Patto rischia di rivelarsi qualcosa di molto conservativo: il limitare la farmacia ad un soggetto marginale e troppo passivo all’interno del SSN, semplice produttore di risorse economiche utili per altri settori in costante disavanzo, un “luogo” in cui trovare prodotti e non un “servizio” integrato con ospedali e medici di base.
Certo è che dopo il Patto per la Salute non ci sono più alibi per posticipare ancora la firma della Convenzione. Il Calendario fissato dal Tavolo per la Farmaceutica prevedeva infatti che, dopo l’accordo sul Patto, si potesse procedere con le nuove convenzioni per i medici di base e per le farmacie.
L’ultimo accordo risale al 1998, quindi è dalla fine del 1999 che siamo in regime di prorogatio. Quindici anni di ritardo, senza peraltro che tale situazione si sia verificata per i medici di base, fa emergere più di un sospetto. O non c’è la volontà politica di rinnovare la Convenzione, o addirittura è considerata inutile. Certo è che le nostre controparti istituzionali sanno bene che, rispetto a quindici anni fa, il mondo della farmacia è cambiato radicalmente. E’ profondamente mutato il nostro mercato, sono cambiate le leggi, ci sono state profonde evoluzioni nel modo stesso di fare farmacia.
Se di fronte a tutto ciò non si vuole formalizzare alcuna relazione tra farmacie e Regioni, questo può dimostrare una volontà di marginalizzare ulteriormente la nostra presenza all’interno del SSN.
E di certo, se questo ritardo vuole preparare la strada ad una situazione di convenzioni su base regionale e non più nazionale, l’opposizione di Assofarm sarà netta.
Le farmacie devono infatti rientrare a pieno titolo in tutta quella serie di prestazioni in grado di assicurare i Livelli Essenziali di Assistenza a livello nazionale. Non sarebbe eticamente accettabile avere prestazioni sanitarie e farmaceutiche differenti da regione a regione.

Prospettive
Vorremmo infine concludere con alcuni elementi “non politici”, che però contribuiscono a dare l’idea della qualità del percorso che la nostra Federazione ha intrapreso da anni e che oggi inizia a dare frutti positivi.
Il primo è quello della richiesta di partnership, da noi accettata, da parte del gruppo Farmacieunite. Si tratta, molti lo ricorderanno, di circa 200 farmacie private del Triveneto che ha scelto una via indipendente rispetto a Federfarma.
Il valore di questa nuova collaborazione non deve ovviamente essere visto come una sorta di rivolta nei confronti della Federazione delle farmacie private. Il rispetto nei confronti di Federfarma è assoluto e il confronto con essa è volto a questioni politiche e non certo a una concorrenza di questa natura. Il fatto però che 200 farmacie decidano di avvalersi dei nostri servizi dimostra come questi ultimi godano di un livello qualitativo assolutamente concorrenziale. Del resto, sappiamo che oltre 300 farmacie comunali aderiscono a Federfarma per via dei servizi territoriali che l’Associazione dei titolari eroga alle farmacie e che consistono, essenzialmente, nell’informazione attraverso le circolari di stretta pertinenza del servizio farmaceutico a livello provinciale. Si tratta quindi di porre in essere una legittima simmetria di comportamenti.
Un’ultima considerazione sull’argomento: questa forma di collaborazione può avere come “effetto collaterale” un ulteriore affinamento di sensibilità di una Federazione verso l’altra, a tutto vantaggio della farmacia italiana.
Allo stesso modo deve essere letta con ottimismo la crescita continua di partecipanti del settore privato ai nostri corsi ECM, ormai punto di riferimento per tutto il settore farmaceutico nazionale.
Questi risultati su operazioni di fornitura di servizi, ci devono convincere sul fatto che la strada del futuro poggia su alcune parole chiave: aggregazione, network, cooperazione territoriale.
Prima di tutto dobbiamo consolidare la nostra capacità già in atto di elaborazione di nuove idee, il nostro ruolo di innovatori del sistema. Certo non mancano gli esempi anche recenti tesi a dimostrare come questo ruolo sia già realtà.
Ma lo è soprattutto nell’elaborazione dei contenuti. Crediamo invece che qualcosa in più si possa fare in termini autorevolezza, di peso politico.
Nei mesi scorsi, tramite la nostra newsletter mensile, abbiamo proposto la creazione di una sorta di Think Tank della distribuzione farmaceutica italiana, una sorta di cervello partecipato tra tutti gli attori della filiera e tra esperti indipendenti che elabori idee e le suffraghi da ricerche indipendenti, non diversamente da quanto è stato fatto anni addietro in America a proposito della pharmaceutical care. Il momento è propizio. Il nostro mondo non vive contrasti rilevanti, e al contempo siamo tutti sulla medesima barca di una crisi che non fa differenze. Di fronte a noi è palpabile il disagio di uno Stato che non sempre ha le idee chiare, e per di più non sembra sempre avere il tempo e la giusta concentrazione per affrontare in maniera sistematica il rilancio della farmacia.
Non è questo il momento di accontentarsi della sola attenzione di chi ci sta di fronte: questa attenzione va alimentata con proposte “chiavi in mano”, serie nelle motivazioni, documentate e estremamente operative nella loro attuazione.


Martini: le Case della Salute sono la speranza delle farmacie
L’intervento del Direttore di Ricerca e Sviluppo dell’Accademia Nazionale di Medicina Nello Martini, svoltosi nella parte pubblica della XXVII Assemblea Generale di Assofarm, si è aperto con un bel riconoscimento per Assofarm: “Ieri ho riletto gli atti di un vostro convegno del 2006 sulla Nuova Remunerazione del farmacista. Se la Sanità italiana non avesse trascurato quanto era stato detto allora, oggi non saremmo in questa situazione”.
Ma i messaggi positivi sono finiti lì. Secondo il dottor Martini, infatti, la farmacia sembra ormai avviata verso una progressiva marginalizzazione dal Sistema Sanitario Nazionale: la riduzione della spesa territoriale è un fatto strutturale che non diminuirà nel futuro.
L’unica alternativa può essere una forte integrazione delle farmacie nel sistema della Case della Salute: è in quell’ambito che la nostra presenza territoriale, unitamente alle specificità professionali del farmacista, potranno riagganciare la strada dell’innovazione.
 

 


Sconti Farmacie Comunali Pisa
e Farmacie Comunali di Pisa festeggiano l’estate con una serie di campagne promozionali. “Con una gestione economica più oculata negli ultimi anni Farmacie Comunali ha raggiunto l’obiettivo di un bilancio sano” commenta l’assessore al bilancio Andrea Serfogli. “Questo è uno dei motivi che ci permette di avere una posizione forte nei confronti dei fornitori, ai quali possiamo chiedere alcune agevolazioni che si traducono in sconti per i pisani che si servono alle Farmacie Comunali” spiega l’amministratore unico Fabio Armani.
Così da oggi nelle sei farmacie comunali, grazie all’accordo con Alliance, si potranno trovare i prodotti del ‘paniere sociale’: alcool etilico, termometro, cerotti, farmaci contro il bruciore di stomaco ed altri prodotti di automedicamento e uso comune venduti ad un prezzo fortemente scontato. E addirittura acquistando 30 o 50 euro di questi prodotti, si avranno in omaggio altrettanti prodotti per l’igiene del corpo. Basta avere la Fidelity Card, gratuita e disponibile a richiesta in tutte le farmacie.
Mentre continua la campagna ‘Babypass’: per le giovani coppie e le neomamme forti sconti per l’acquisto di prodotti dedicati alla prima infanzia come omogeneizzati, biberon, pannolini, succhiotti. Ma non è finita qui: per incentivare l’uso del mezzo pubblico, tutti coloro che hanno un abbonamento alla CTT-Nord avranno diritto al 10% di sconto su un’altra serie di prodotti dedicati a mamme, sportivi, anziani, donne come cosmetici, integratori, pasta per dentiere, propoli. E poi prezzi agevolati per visite osteomediche presso il Centro Medico Osteomedica e per prestazioni fisioterapiche con il Centro FisioKinetic. Importante la campagna ‘Audibel’: una guida all’acquisto dell’apparecchio acustico più indicato per la patologia specifica, per mettere chiarezza nella selva delle offerte spesso fuorvianti. Per i pisani una diagnosi gratuita, sconti sia per l’apparecchio sia per gli accessori e la manutenzione; e alla fine dell’anno a uno dei clienti sarà regalato, con l’estrazione a sorte, un apparecchio acustico. [...]
(pisatuday.it)
 

 


Comunicato
Farmacie Comunali: 150 milioni di utili ai Comuni Italiani
In tre anni le farmacie comunali italiane hanno prodotto 150 milioni di euro di entrate nette per gli enti locali loro proprietari, a fronte di perdite pari a 10 milioni. È quanto emerge da una ricerca promossa da Assofarm sulle oltre 1.000 farmacie ad essa associate.
“Volevamo verificare sul campo se quanto si legge in giro è vero o no - afferma il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi - Da più parti, dalla politica quanto da importanti organi di informazione, veniamo dipinti come uno dei tanti buchi neri della pubblica amministrazione italiana. Oggi abbiamo i numeri che dimostrano in contrario: mentre svolgiamo un ruolo fondamentale e unico nel sistema sanitario italiano, siamo anche in grado di produrre risorse economiche per le amministrazioni comunali”.
L’indagine ha riguardato i bilanci di oltre 1.000 farmacie comunali presenti in tutto il territorio italiano per il triennio 2010-2012. I circa 150 milioni di euro di utili sono un dato netto, maturato cioè dopo il pagamento delle imposte. Ben il 90% delle farmacie comunali italiane presenta una situazione economico-finanziaria in attivo.
Il restante 10% delle farmacie comunali presenta invece bilanci negativi, e una perdita complessiva di circa 10 milioni di euro. Va però considerato che il segno rosso di buona parte di queste realtà aziendali è determinato da crediti ancora non riscossi. Siamo insomma di fronte a problemi perlopiù di elastico finanziario o riconducibili alla generale crisi economica del paese.
“I comuni italiani hanno aperto farmacie comunali per garantire ai propri cittadini un servizio sanitario di primaria importanza, ma è evidente che se nel corso degli anni hanno gestito con attenzione le loro farmacie, oggi si ritrovano per le mani un servizio pubblico in grado di rafforzare la loro capacità economica. Cosa non da poco in tempi di crisi del welfare e di patto di stabilità”, aggiunge il segretario generale di Assofarm Francesco Schito.
“Le farmacie comunali sono prima di tutto un servizio sanitario che agisce con finalità sociali. Questa è, e deve rimanere, la nostra mission primaria. Però da oggi nessuno può più affermare che sono una voce di spesa per le casse degli enti pubblici- continua il presidente Venanzi - E questi risultati sono stati raggiunti anche grazie a processi interni di spending review attivati ben prima che questo concetto diventasse di uso comune. Da anni infatti siamo impegnati nella riduzione dei costi amministrativi e di approvvigionamento dei farmaci attraverso raggruppamenti di farmacie e gruppi di acquisto. Sono certamente possibili altri miglioramenti, ma l’idea di obbligare i comuni a dismettere questo patrimonio per ragioni di controllo dei costi è semplicemente irragionevole”.

 



Maggiori servizi nelle farmacie del Friuli Venezia Giulia
La Regione FVG ha sottoscritto un accordo con Federfarma Friuli Venezia Giulia e Assofarm con cui verrà potenziata l’integrazione delle farmacie convenzionate nell’ambito del Sistema sanitario regionale, riconoscendo loro il ruolo di “farmacia di servizi” sia per l’erogazione dei medicinali sia per attività a carattere sanitario e sociosanitario.
L’accordo è stato firmato dall’assessore regionale alla Salute Maria Sandra Telesca assieme al presidente di Federfarma FVG Francesco Pascolini e al coordinatore delle farmacie comunali Assofarm, Giorgio Tonini. “Rappresenta un momento importante nel percorso di integrazione delle farmacie nel Servizio sanitario regionale (SSR) e pone le basi per lo sviluppo della farmacie dei servizi, tema ripreso anche recentemente dal Patto della Salute 2014-2016?, ha spiegato Telesca. Secondo l’assessore “le farmacie sono un partner determinante per il SSR soprattutto nei prossimi anni in cui dovrà essere sempre più sviluppata e potenziata la prevenzione e la “territorializzazione” della sanità. Il SSR, infatti, ha bisogno delle farmacie non solo per l’erogazione di farmaci, ma per rendere i servizi sanitari più accessibili ai cittadini nonché per snellire gli iter amministrativi”.
L’accordo interviene sulla “distribuzione per conto” dei medicinali (DPC); sull’assistenza integrativa e erogazione a carico del SSR dei dispositivi a favore dei pazienti diabetici; sul servizio di prenotazione CUP; sull’attività di prevenzione oncologica; sull’integrazione delle farmacie nell’assistenza e presa in carico dei pazienti (informazione-prevenzione-compliance-aderenza, farmacovigilanza). Relativamente alla DPC, è stato raggiunto un accordo unico regionale superando i tre diversi accordi locali stipulati in ambito di area vasta. In questo modo sarà assicurata l’uniformità di comportamenti e di accesso ai farmaci per tutti i cittadini della regione e, allo stesso tempo, unificando i processi gestionale e logistici, si otterranno economie di scala. L’andamento della DPC sarà monitorato da un gruppo di lavoro che ne affronterà le eventuali criticità, garantendo comportamenti e approcci omogenei. “Si è voluto porre un’attenzione particolare – precisa Telesca – alle farmacie rurali sussidiate o che operano in zone disagiate, prevedendo un approfondimento per dare risposta alle difficoltà oggettive di queste farmacie che svolgono un ruolo determinante per la collettività”.
Con l’accordo vengono anche ridotti i prezzi di rimborso degli ausili per diabetici e vengono definite le tariffe per le attività di prenotazione/CUP, in modo che laddove le ASS ritengano di avvalersi delle farmacie per questo servizio, le relative convenzioni abbiano degli elementi di base comuni. “Si tratta di un servizio – rende noto l’assessore – che è molto apprezzato dall’utenza: oggi a Trieste più della metà delle prenotazioni sono eseguite presso le farmacie, mentre a Pordenone il servizio è in fase di consolidamento”. L’accordo, inoltre, pone i principi per avviare una collaborazione con le farmacie nell’ assistenza primaria e presa in carico dei pazienti, soprattutto quelli cronici.
“Le farmacie, infatti, possono svolgere un ruolo importante – spiega Telesca – a supporto dei medici di medicina generale e dei pazienti, migliorando direttamente l’appropriatezza d’uso e l’efficacia delle terapie e, indirettamente, favorendo la diminuzione dei ricoveri e dei costi assistenziali. Per un’ integrazione con il sistema salute un tassello importante è rappresentato – ricorda Telesca – dalla recente previsione del fascicolo farmaceutico, ma la forte rete professionale supportata da una rete tecnologica e informatizzata collaudata delle farmacie saranno ulteriori condizioni per migliorare ancora l’integrazione con il SSR”
 


Defibrillatore all’ Albenga Volley
Consegnato oggi alle 13 nella Sala degli Stucchi del Comune di Albenga un defibrillatore all’Albenga Volley, alla presenza del vicesindaco Riccardo Tomatis, del direttore sportivo Nicola Rossi e di una rappresentanza della squadra, promossa in B2.
L’iniziativa è il momento finale di “Gesti che fanno bene al cuore.. tuo e degli altri”, campagna di informazione e prevenzione promossa dalle farmacie associate alla cooperativa Farmauniti, volta a sensibilizzare il pubblico sul rischio cardiovascolare e sulla fibrillazione atriale.
“Un defibrillatore salva la vita – afferma Tomatis – ma lo strumento va registrato affinchè il 118 abbia la mappatura completa dei defibrillatori. Solo così, oltre a mettere in sicurezza la vita di coloro che frequentano la palestra che lo ha in dotazione, può servire ai pazienti che si sentissero male in quella zona”.
[...]

 



La Salute in Comune 2014: grazie alla Farmacie Comunali di Torino
Mercoledì 9 luglio, presso i Giardini Reali di Torino, si è affrontato il tema Nutrizione e integratori con l’intervento delle dottoresse Margherita Perino e Elisabetta Farina, rispettivamente direttore e giornalista delle Farmacie Comunali di Torino. [...]
Farmacie Comunali Torino S.p.A. provvede ad assicurare ai cittadini il servizio farmaceutico, adottando i principi fondamentali di eguaglianza, imparzialità, continuità, partecipazione, efficacia ed efficienza. Il suo impegno è focalizzato a garantire le migliori condizioni per prendersi cura della salute dei cittadini e offrire loro tutta la consulenza necessaria.
Questa realtà ha origine negli anni ’60, gestita dal Comune di Torino: nel gennaio 1996 si è evoluta nella veste giuridica di Azienda Speciale per divenire successivamente, l’11 maggio 2005, una Spa – Società Per Azioni a prevalente capitale pubblico locale, con la denominazione AFC Torino S.p.A., la cui  Divisione Farmacie ha continuato l’attività svolta in precedenza dalla società. A seguito di una scissione parziale proporzionale della AFC Torino S.p.A., la Divisione Farmacie si è costituita in Farmacie Comunali Torino S.p.A. (iscritta al Registro Imprese con decorrenza dal 23 dicembre 2008) con la finalità di gestire le 34  Farmacie Comunali di cui accennato in precedenza.
Il capitale sociale dell’Azienda è detenuto per il 51% dal Socio di Maggioranza, il Comune di Torino, e per il 49% dal Socio Operativo di Minoranza, rappresentato da due cooperative profondamente radicate nel territorio torinese (Farmagestioni, che raggruppa più di duecento farmacisti privati, e Unioncoop).
La mission delle Farmacie Comunali è ben espressa già dalle sue origini: negli anni ’60 infatti queste farmacie sorgevano in zone spesso disagiate, in quartieri in cui era difficile pensare di poter investire. Oggi la mission sanitaria e sociale continua ad essere perseguita dall’Azienda, che la condivide nel proprio statuto e l’ha inserita nel proprio contratto di servizio con la città di Torino.
Vi sono varie sfaccettature riguardo i Servizi che le Farmacie Comunali offrono: innanzitutto vi è quello farmaceutico, (la fornitura di farmaci, il consiglio a proposito dei medicinali da banco, degli integratori, dell’utilizzo dei prodotti parafarmaceutici);  vi sono però anche impegni che non riguardano il campo sanitario bensì sono di natura sociale, rappresentati da attività di prevenzione e di informazione alla clientela: vengono redatte pubblicazioni, fatte attività di prevenzione come screening per il contenimento del diabete o valutazioni dell’attività respiratoria delle persone, viene misurata la pressione arteriosa e si da’ particolare attenzione a specifiche patologie croniche e metaboliche. Le Farmacie Comunali, quindi, non si occupano soltanto di cura, ma soprattutto di prevenzione.
L’attività sociale si estrinseca anche nel sostegno di eventi come La Salute in Comune, o nell’impegno profuso nel Progetto Ben-Essere dell’Associazione Verba, o di aiuti umanitari evidenziati dalle associazioni, o in caso di calamità naturali: esistono molteplici forme e canali coinvolti per il raggiungimento di questo obiettivo.
Farmacom è il giornale ufficiale delle Farmacie Comunali, con uscita bimestrale, ovviamente a titolo gratuito: questa rivista nasce per trattare il tema della prevenzione, della promozione della salute e dell’informazione.
Una importante scelta editoriale è stata quella di far sì che chi scrive sia un operatore medico, sanitario o sociosanitario e che il giornale sia un prodotto fruibile dal cittadino: Farmacom, offre una forma di servizio, un’indicazione su quelli che sono i punti di riferimento della Città per risolvere problematiche di salute. Questa rivista si può trovare anche presso il Polo della Salute cittadino (Corso San Maurizio n. 4) e presso alcune circoscrizioni; esiste poi una collana costituita da pubblicazioni monotematiche (ad esempio che trattano il morbo di Parkinson), non solo legate alle problematiche della patologia argomentata ma che informano anche sulle possibilità di risoluzione, fornendo consigli utili. Anche questo è materiale gratuito, distribuito in modalità cartacea presso le farmacie e presso le associazioni coinvolte nella realizzazione dei progetti ove le persone affette da quella specifica malattia danno il proprio contributo evidenziando i requisiti essenziali per redigere un prodotto effettivamente di utilità per gli associati, e di conseguenza per tutti i cittadini. Sia Farmacom, sia le pubblicazioni sono anche scaricabili in formato pdf dal sito www.fctorinospa.it , permettendo una continua informazione su argomenti che non sono mai obsoleti. Vi sono poi gli inserti, che nel 2013 hanno posto l’attenzione sull’analisi dei vari apparati del corpo umano, mentre quest’anno si sono concentrati sui cinque sensi: si parla anche dell’eccellenza della cura relativa alla nostra Città,  ad esempio affrontando il tema dell’udito si è accennato all’Audiologia 2 presente presso l’ospedale Molinette: strumenti utili quotidianamente.

(Comune di Torino)

 



Cerveteri: terza farmacia comunale
Sono stati inaugurati ieri i nuovi locali di Via Prato del Cavaliere n.4 a Cerveteri, che ospitano la nuova Farmacia Comunale n.3. Hanno tagliato il nastro tricolore, alla presenza di circa un centinaio di cittadini, il Presidente della Multiservizi Caerite Alessandro Gazzella, il Sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci e la Direttrice delle Farmacie comunale dott.ssa Beatrice Molina; presenti anche il Vicesindaco Giuseppe Zito, diversi Consiglieri comunali e Delegati dell’Amministrazione comunale.
“Con lo spostamento della Farmacia in Via Prato del Cavaliere – ha spiegato il Presidente Alessandro Gazzella - offriamo un servizio fondamentale in una zona di Cerveteri che fino ad oggi non era servita; una zona in costante crescita demografica, dove sorgono numerosi esercizi commerciali, una scuola e diversi studi medici. La nuova Farmacia resterà aperta con orario no-stop dalle ore 8.30 alle ore 20.00 dal lunedì al sabato, rimanendo chiusa solamente un sabato al mese. La domenica il servizio farmaceutico resta garantito dalla Farmacia n.5 di Via Settevene Palo”.
“La nuova collocazione della Farmacia comunale – ha proseguito Alessandro Gazzella – porterà dei vantaggi non solo per i Cittadini della zona, ma anche per le casse della Multiservizi Caerite. Prima di essere trasferitala la Farmacia si trovava in una posizione poco strategica, a poche centinaia di metri da un’altra farmacia comunale, la Farmacia n.5, e ad una farmacia privata. Per questi motivi dal 2009 ad oggi abbiamo registrato una costante contrazione del volume delle vendite. Inoltre i nuovi locali faranno risparmiare alla collettività di Cerveteri ben 12mila euro ogni anno sul contratto d’affitto, un altro tassello che si aggiunge alla politica di contenimento dei costi che stiamo portando avanti di concerto con la Giunta comunale. Ringrazio la Responsabile delle Farmacie Dott.ssa Beatrice Molina e tutto il personale per la grande disponibilità che quotidianamente offrono ed auguro loro un buon lavoro”.
A Cerveteri sono attive cinque Farmacie “Comunali” gestite dalla Multiservizi Caerite S.p.a. Oltre al servizio farmaceutico, in ogni punto vendita sono presenti moltissimi altri servizi, sia gratuiti come la consegna a domicilio per gli anziani e la misurazione della pressione, che servizi pagamento, come prodotti veterinari e omeopatici, cosmetici e fitoterapia, programmi per l riduzione del sovrapeso e il riequilibrio dell’alimentazione. E’ inoltre possibile fare prenotazioni gratuite a visite ed esami diagnostici e specialistici presentando la tessera sanitaria e l’impegnativa del medico.
Inoltre in tutte le farmacie è in vendita il latte bimbi al prezzo di costo, come supporto sociale alle famiglie

 


Spending Review: è già realtà nelle Farmacie Comunali
“La maggior parte delle nostre aziende negli ultimi anni ha drasticamente ridotto i costi relativi ai propri organi politici. Quasi ovunque i CdA sono stati sostituiti dalla figura dell’amministratore unico, che peraltro riceve un compenso a gettone che in tantissimi casi è di appena 30 euro, a fronte di responsabilità non indifferenti”, ha precisato il Segretario Generale di Assofarm Francesco Schito.
Per quanto riguarda invece l’impegno a favore del territorio, ovunque in Italia le Farmacie Comunali continuano le proprie donazioni a favore di associazioni assistenziali, sostengono campagne gratuite di prevenzione sanitaria e attivano di continuo operazioni di scontistica aggiuntiva sui farmaci a favore delle fasce economicamente più deboli della popolazione.
Le Farmacie Comunali Italiane rivendicano a pieno titolo la propria capacità di fornire un servizio sanitario di prim’ordine all’utenza, producendo al contempo risorse che, attraverso i Comuni loro proprietari, diventano ulteriore sviluppo locale. E al contempo riescono, malgrado la crisi del settore, a destinare parte delle proprie risorse al sostegno di tante iniziative sociali e sanitarie locali.
“Dismettere un patrimonio pubblico simile, cosa che peraltro sarebbe unica a livello europeo, sarebbe un grave errore - continua il Presidente Gizzi - certo è possibile migliorare ancora le nostre performance, come peraltro è doveroso recuperare quei casi, sia pur minoritari, in cui si registrano perdite di bilancio, ma non accettiamo di essere considerati un ramo secco del sistema. I numeri dicono ben altro al nostro riguardo e tale ricchezza va salvaguardata”.
 

 


Nuova farmacia comunale a Santa Maria delle Mole (Rm)
Con la benedizione di Don Salvatore, vice parroco della Natività della Beata Vergine Maria, è stata inaugurata sabato 12 luglio 2014 dal sindaco Fabio Silvagni, accompagnato dall’assessore alla Sanità e ai Servizi Sociali Tiziana Palozzi, la nuova farmacia comunale a Santa Maria delle Mole. A gestirla la Multiservizi dei Castelli di Marino, presente con l’amministratore unico Antonio Baldelli e il direttore generale Aldo Crisanti. Nel suo intervento il sindaco Silvagni, esprimendo apprezzamento per l’operato e la professionalità della Multiservizi «un’azienda, valida e solida, di cui l’Amministrazione è fiera» e ringraziando tutti quelli che, con il loro contributo, hanno permesso la predisposizione di un ulteriore importante servizio alla comunità, ha sottolineato come la nuova struttura rappresenti il risultato tangibile di un’azione, determinata, indirizzata a soddisfare sempre di più le esigenze di tutta la collettività marinese, incrementando e capillarizzando i servizi. «Orgogliosi di essere al fianco dei cittadini con questo ulteriore strumento dedicato alla salute — ha affermato Silvagni a nome dell’Amministrazione da lui guidata – sottolineiamo come nonostante le limitazioni di bilancio, i temi legati al sociale saranno sempre una priorità».
La farmacia comunale, strategicamente situata in un punto centrale di Santa Maria delle Mole, può essere facilmente raggiungibile anche in auto, grazie alla vicina area parcheggio di largo dei Lecci. Sarà aperta dal lunedì al venerdì (ore 8:30—13/16:30—20) e il sabato mattina (8:30—13). La turnazione domenicale e festiva con le altre cinque farmacie presenti nella Marino decentrata (Santa Maria delle Mole, Frattocchie e Cava dei Selci) due delle quali comunali, prenderà il via dalla seconda metà del mese di agosto. Partecipa all’operazione prezzi trasparenti su medicinali senza obbligo di ricetta su iniziativa promossa dai ministeri per lo Sviluppo Economico, Lavoro, Salute e Politiche sociali in collaborazione con Consiglio Nazionale Consumatori Utenti, Federfarma, Assofarm, Anpi Parafarmacie, Ancc—Coop, Federchimica—Anifa, Farmindustria. «In questo momento di fragilità economica nel quale la Casa comunale e il Sindaco, sono ancora di più primo punto di riferimento per il cittadino – ha aggiunto Silvagni di concerto con l’Assessore Palozzi – la nostra azione di presenza, supporto e vicinanza passa anche attraverso un servizio come la farmacia comunale che, in virtù della sua natura, deve garantire accessibilità maggiore su alcuni prodotti dedicati a particolari fasce e servizi gratuiti di utilità sociale». «Un doppio vantaggio per il cittadino che – ha detto l’amministratore unico della Multiservizi Antonio Baldelli — da una parte ha modo di acquistare alcuni prodotti ad un prezzo migliore e, dall’altra, vede il Comune reinvestire gli utili derivanti dalla gestione della struttura, in servizi alla collettività».
«Con consegna a domicilio gratuita dei farmaci su tutto il territorio per gli ultrasessantacinquenni, i portatori di handicap e in ogni situazione di difficoltà accertata – aggiunge il direttore generale della partecipata Aldo Crisanti – la farmacia comunale di via Silvio Pellico, la quarta sul territorio, offre altri servizi gratuiti tra i quali la misurazione della pressione arteriosa».  «Questo – spiegano i referenti della Multiservizi – in virtù della possibilità offerta ai comuni, in tema di farmacie, di operare in sussidiarietà con i privati».

 



Aprilia: nuove farmacie
Via libera della Regione Lazio per altre due farmacie ad Aprilia. Il Comune ha optato per il diritto di prelazione e le due nuove strutture saranno dunque comunali. Una farmacia sarà posizionata nel centro commerciale Aprilia Due, la prima farmacia comunale nel Lazio ad essere all’interno di un centro commerciale. La seconda sarà nell’area nord del territorio, dunque in periferia, ma la zona deve essere ancora individuata. Salgono a quattro le farmacie comunali apriliane, dopo quella di via Lussemburgo e quella di via De Gasperi, entrambe in ottima salute e in attivo fin dal primo giorno di apertura.

 


Santo Pietro, nuova farmacia
Taglio del nastro per la nuova sede della farmacia comunale a Santo Pietro Belvedere. Più spaziosa, moderna e funzionale, la rinnovata sede sarà ancora gestita da FarmaValdera, l’azienda a capitale interamente pubblico dei Comuni di Capannoli, Ponsacco e Santa Maria a Monte.
Alla cerimonia di inaugurazione, partecipata anche da molti cittadini del posto, erano presenti anche il sindaco di Capannoli Arianna Cecchini, quello di Santa Maria a Monte Ilaria Parrella e il direttore generale della società Farmavaldera Carla Pucciarelli.

(quinewsvaldera.it)
 

 


Accordo tra Farmacie Comunali e Università di Urbino per ospitare 9 tirocinanti camerunensi
E’ stato presentato questa mattina nella sede dell’Aspes di Pesaro l’accordo tra “Farmacie Comunali di Pesaro” (gestite da Aspes) e il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo (al quale afferisce la Scuola di Farmacia).
Un accordo grazie al quale alcune delle farmacie comunali di Pesaro ospiteranno studenti provenienti dal Camerun e iscritti al Corso di laurea in Farmacia di Urbino. I rapporti di collaborazione tra “Farmacie Comunali di Pesaro” e Scuola di Farmacia (già Facoltà di Farmacia) in materia di tirocini curriculari dei corsi di laurea in Farmacia e in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, hanno avuto origine nel maggio 2004 quando è stata siglata la specifica convenzione. Grazie a questo accordo istituzionale gli studenti dei due Corsi di laurea hanno avuto la possibilità di svolgere il periodo di tirocinio di pratica professionale presso le Farmacie comunali di Pesaro.
Nel corso degli anni circa 57 tra studentesse e studenti sono entrati in contatto quotidianamente con i farmacisti professionisti delle farmacie comunali gestite da Aspes, acquisendo quelle conoscenze proprie della professione che costituiscono il giusto complemento a quanto già appreso durante il percorso degli studi. Le farmacie presso cui dalla prossima settimana svolgeranno tirocinio 9 studenti camerunensi sono quelle di Via Giolitti, di Soria e di Villa Fastiggi.
“Importante sinergia tra due eccellenze del nostro territorio: le Farmacie Comunali di Pesaro e la Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Urbino – commenta il presidente di Aspes Luca Pieri – Le nostre farmacie, proprio perché di proprietà del pubblico, sono le uniche strutture che possono aprirsi ad una esperienza di questo genere che ha anche un alto valore sociale”.
“Le farmacie comunali di Pesaro si confermano una piattaforma per preparare e lanciare nuovi farmacisti nel mercato – commenta il direttore generale di Aspes Ivo Monteforte – Le nostre strutture operano secondo regole di mercato ma mantenendo ben presente il loro valore sociale: questo progetto n’è la riprova. Dalle nostre farmacie il cliente deve uscire prima di tutto con un buon consiglio e poi, eventualmente, con un buon prodotto”.
“Ma perché gli studenti dal Camerun sono venuti a studiare a Urbino? – spiegano i professori della Facoltà di Farmacia dell’Università di Urbino che in prima persona hanno seguito il progetto, Andrea Duranti e Gilberto Spadoni - Il motivo è che esiste un progetto volto ad impiantare una Facoltà di Farmacia in Camerun, nella città di Dschang. Tale iniziativa, iniziata nel 2012, è congiunta tra il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e la Scuola di Scienza del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell’Università di Camerino. Nell’ambito dell’accordo è stato previsto che gli studenti svolgessero parte dell’attività didattica in Camerun e parte del percorso degli studi in Italia per completare la preparazione, in particolare per quanto riguarda le materie professionalizzanti, la tesi e il tirocinio curriculare. Una volta tornati nel paese di origine, gli attuali studenti e futuri laureati trasmetteranno il loro bagaglio culturale ad altri studenti”.

(Viverepesaro.it)

 



Calabria. Federfarma: “Distribuzione in farmacia è scelta di buon governo”
Federfarma Calabria esprime forte apprezzamento per la decisione del subcommissario alla Sanità Calabrese, Andrea Urbani, di disporre la distribuzione in farmacia di tutti i medicinali del PHT regionale, inseriti cioè nell’elenco di medicinali che possono essere acquistati e distribuiti direttamente dalle ASL ovvero affidati alle farmacie del territorio.
La decisione fa seguito alla sperimentazione estremamente positiva, durata un anno, di distribuzione da parte delle farmacie di medicinali acquistati dalle Asl (la cosiddetta distribuzione per conto). Tale modalità di distribuzione ha permesso ai cittadini calabresi di ottenere i medicinali di cui hanno bisogno nella farmacia sotto casa, anziché doversi recare presso il punto di distribuzione pubblico, lontano anche diversi chilometri dal domicilio dell’assistito e aperto poche ore la settimana. [...]
Il subcommissario Urbani ha sottolineato anche la necessità di “garantire l’uniformità dei servizi su tutto il territorio regionale e offrire ai cittadini le medesime opportunità” e di “razionalizzare le risorse umane dei servizi farmaceutici territoriali” (cioè, i farmacisti pubblici di Asl e ospedali), che vanno impiegate per “il monitoraggio dell’uso dei farmaci e le verifiche di appropriatezza prescrittiva”, come richiesto dalla Regione. [...]

(quoditianosanita.it)
 

 


Antitrust, Fenagifar difende la pianta organica
La pianta organica non si deve vedere come un privilegio del farmacista ma una tutela del cittadino. È questo il commento di Fenagifar, all’indomani delle proposte contenute nella segnalazione che venerdì l’Antitrust ha inviato a Governo e Parlamento per la predisposizione della Legge Annuale per il Mercato e la Concorrenza, con una posizione in linea con quanto espresso anche da Federfarma, che ha sottolineato i rischi per la rete. Dall’Autorità era arrivata infatti l’indicazione in tema di distribuzione farmaceutica che occorrerebbe «superare il sistema di contingentamento del numero di farmacie presenti sul territorio nazionale», «trasformando l’attuale numero massimo di farmacie in numero minimo». E per «garantire che l’aumento del numero delle farmacie si traduca in un effettivo incremento della concorrenza di prezzo e/o di qualità», sarebbe poi necessario «eliminare il limite di titolarità di quattro farmacie in capo a un unico soggetto». «L’aumento non programmato del numero delle farmacie non consente la tenuta economica del sistema e quindi mette a rischio la rete» è il commento, sulla Filodiretto, di Annarosa Racca, presidente di Federfarma. «Inoltre l’aumento del numero delle farmacie graverebbe sul bilancio statale visto che bisognerebbe prevedere contributi di stato per mantenere le farmacie nelle zone più disagiate». Ci domandiamo pertanto, «per quali motivi l’Antitrust avanzi nuovamente proposte già ampiamente esaminate in passato e inidonee, anzi in controtendenza, rispetto alla evoluzione del servizio farmaceutico». «Il principio della pianta organica» concorda Pia Policicchio, presidente di Fenagifar «è un principio in cui crediamo, fin da quando è stato pensato, e che vale tanto più in un periodo di crisi. Se modifiche vanno introdotte» aggiunge Policicchio «queste devono riguardare più che altro i concorsi, che vanno espletati per garantire il servizio nelle zone carenti». Così, anche il concorso straordinario per nuove sedi, «è già un passo avanti, ma bisogna riuscire a dargli corso. Ma quello che è certo è che nella determinazione del numero di farmacie occorre sempre aver presente la sostenibilità dei presidi sia per la sussistenza del servizio e sia anche, dal nostro punto di vista, perché è importante che la nuova sede crei effettivamente nuovo posti di lavoro». Anche il tema delle catene è un tasto dolente: «quelle prospettate dall’Antitrust» è intervenuta ancora Racca «rispondono a criteri di mercato e di mero investimento economico del grande capitale: in esse il farmacista singolo perde autonomia professionale, schiacciato da politiche aziendali di marketing». Mentre tra le altre segnalazioni dell’Antitrust sul settore c’è anche la retribuzione: nell’ottica di «promuovere lo sviluppo della vendita di farmaci di minor prezzo, in particolare dei farmaci generici», sarebbe da «prevedere un sistema basato su una retribuzione a forfait per il servizio di vendita dei medicinale, indipendentemente dal valore del prodotto venduto». Attenzione anche agli equivalenti: per «accelerare l’accesso al mercato dei farmaci generici», occorrerebbe abrogare la norma che «subordina l’inserimento dei medicinali equivalenti nel Prontuario farmaceutico nazionale alla data di scadenza del brevetto o del certificato di protezione complementare della specialità di riferimento».

(farmacista33)


 


Carenze farmaci: il tavolo interassociativo
il 23 luglio scorso si è tenuta la prima seduta del  tavolo interassociativo istituito dalle sigle della filiera farmaceutica con il compito di definire proposte praticabili utili a eliminare le distorsioni del circuito distributivo che concorrono a produrre il fenomeno della irreperibilità di referenze farmaceutiche negli scaffali delle farmacie italiane.
I tecnici delle organizzazioni rappresentative della filiera sono subito entrati nel vivo del problema, convenendo sulla necessità di definire, in primo luogo, il concetto di irreperibilità, premessa metodologica indispensabileper tracciare una “mappa” del fenomeno in grado di restituire con il massimo grado di aderenza ai dati di realtà consistenza, frequenza, diffusione e incidenza sul servizio del fenomeno delle carenze dei farmaci.
Al riguardo, l’idea è quella di avviare un “censimento” dall’interno il più posibile puntuale e rigoroso dei casi di irreperibilità di farmaci sul teritorio nazionale. [...]
Disposizioni accolte  con estremo favore dalle stesse farmacie, che però mettono in guardia contro il rischio che semplici e del tutto fisiologici episodi di momentanee irreperibilità di medicine,  del tutto transitorie e sempre esistite, possano essere confusi con “strozzature” vere e proprie del circuito distributivo, generando falsi allarmi e creando in questo modo un vulnus alle stesse attività di controllo e contrasto del fenomeno.

(Ordine Farmacisti Roma)

 


Farmaci online, la Commissione Ue presenta il logo per i siti autorizzati
In una nota pubblicata oggi sul suo portale, l’Aifa ricorda che a partire dal secondo semestre del 2015 i cittadini europei potranno acquistare medicinali via internet in assoluta sicurezza, grazie all’apposito logo che sarà riportato nella homepage dei siti web autorizzati alla vendita di farmaci e che consentirà di verificarne l’autenticità.
A prevederlo - come ricorda anche un apposito comunicato stampa diramato dalla Commissione europea -  è il Regolamento di attuazione adottato in conformità alla direttiva europea 2011/62/UE, che introduce una serie di misure finalizzate a impedire l’ingresso di medicinali falsificati nella catena di fornitura legale.
Nell’effettuare l’acquisto di farmaci attraverso il web sarà necessario in primo luogo verificare la presenza del logo sul sito; cliccandoci sopra , si verrà automaticamente indirizzati alla lista ufficiale di tutte le farmacie online che operano legalmente (registrate presso il ministero della Salute), così da poter verificare se sia riportato l’indirizzo del sito da cui si intende acquistare.
In sede di progettazione del logo, che nella metà sinistra riporterà la bandiera del Paese in cui è registrato il soggetto che effettua la vendita a distanza di medicinali (farmacie o parafarmacie nel caso dell’Italia), sono state fissate una serie di caratteristiche tecniche che garantiranno elevati livelli di sicurezza, al fine di prevenire ogni eventuale utilizzo fraudolento del logo stesso.
In questa fase, che rappresenta un cambiamento significativo nel quadro della regolamentazione farmaceutica e della lotta alla contraffazione, l’Italia si allinea a quanto già avviene in altri Stati membri. Resta, tuttavia, vietata la vendita a distanza dei medicinali soggetti a prescrizione: farmacie e parafarmacie potranno vendere attraverso i propri siti web esclusivamente medicinali senza obbligo di ricetta medica.
“Il logo comunitario”  afferma Domenico Di Giorgio (nella foto), dirigente dell’Unità Anticontraffazione dell’Aifa “consentirà di verificare l’autenticità dei siti web che vendono medicinali e l’Agenzia ritiene altresì utile predisporre al riguardo una serie di iniziative che consentano una più corretta e completa informazione per i cittadini, attraverso attività di comunicazione mirata.”
La direttiva 2011/62/UE prevede, infatti, che la Commissione europea fornisca alle autorità nazionali strumenti per promuovere la realizzazione di campagne di sensibilizzazione dei consumatori sui rischi connessi ai medicinali forniti illegalmente tramite internet e l’Aifa  ha in previsione tra le sue attività un’iniziativa di comunicazione volta a rendere consapevoli i cittadini sui cambiamenti introdotti dalla nuova normativa.
Quattro gli obiettivi: 1) promuovere la conoscenza del logo che consentirà di identificare in maniera inequivocabile i siti web legali, autorizzati alla vendita a distanza di farmaci; 2) informare la popolazione sui pericoli per la salute connessi all’acquisto di medicinali attraverso canali non autorizzati e quindi ad alto rischio di contraffazione; 3) scoraggiare i pazienti dall’acquisto di farmaci in punti vendita quali palestre, sexy shop e/o centri estetici e attraverso siti di e-commerce non legali; 4) promuovere l’utilità delle segnalazioni di casi sospetti, sensibilizzando sull’importanza di evidenziare qualsiasi possibile caso di contraffazione farmaceutica.
“In questa direzione” prosegue Di Giorgio “si muove anche il progetto europeo Fakeshare, finanziato dalla Commissione europea e di cui Aifa è capofila; nell’ambito di questo progetto è prevista difatti l’organizzazione di alcune conferenze nazionali e internazionali rivolte agli stakeholder, tra le quale sono comprese  molte e diverse associazioni  dei consumatori”.

(Ordine Farmacisti Roma)


 


 

 

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