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Notiziario n° 90

Editoriale
Farmacie Comunali
Dalla Federazione
Mondo Farmaceutico


Editoriale
Nel frattempo... Brindisi e i veri conti di Farmacap
Solitamente dedichiamo il nostro editoriale  all’attualità politica del nostro settore, ma da un pò di tempo a questa parte l’agenda della farmaceutica italiana sembra ricca di non-notizie.

Citiamo le prime che ci capitano sottomano. L’ultimo report di Aifa conferma la tendenza in atto da tempo della riduzione della spesa farmaceutica attraverso le farmacie territoriali e una parallela crescita di quanto riservato alla spesa ospedaliera. Nulla di nuovo, quindi. La vera novità starebbe in una riflessione seria sui famosi tetti di spesa. Perché se un limite viene costantemente superato vuol dire che qualcosa non va, o nella determinazione del limite stesso o in quei soggetti che dovrebbero rispettarlo.
Altra non-notizia è il susseguirsi di dichiarazioni sull’imminente firma del Patto per la Salute. Non passa settimana senza che da qualche parte si dichiari che “entro la settimana” si firmerà. Poi la settimana finisce senza che nessuno abbia tirato fuori la penna dal taschino.

È un errore essere così concentrati sui piani istituzionali del nostro paese. Perché quando capita volgere l’attenzione verso il cosiddetto territorio, si possono scoprire fatti davvero rilevanti. Vere-notizie che potrebbero contribuire a ridisegnare la considerazione che una certa opinione pubblica e una certa politica hanno delle farmacie comunali italiane. Anche in questo caso, citiamo i primi due incrociati nel quotidiano lavoro di Assofarm.

La prima vera-notizia arriva dai conti di Farmacap. Come noto, l’azienda che gestisce le farmacie comunali di Roma è salita agli onori della cronaca nazionale per il suo contributo all’immenso dissesto finanziario che attanaglia il bilancio del Comune capitolino. Mentre però nei mesi scorsi nessun giornale ha mancato la notizia del debito di 15 milioni di euro accumulati da Farmacap, ben pochi hanno più recentemente considerato la notizia che l’azienda romana vanta anche crediti consistenti: 12 milioni nei confronti della Regione Lazio e di 4,3 milioni verso il Comune di Roma.
Con questo, non si vuole minimizzare né sulla situazione debitoria assai critica di Farmacap né tantomeno su eventuali responsabilità manageriali avvenute in passato (prime fra tutte l’abnorme numero di dipendenti, senza il quale tutte le farmacie sarebbero in attivo). Se la situazione romana viene vista da questo livello di complessità, risulta evidente come le chance di recupero siano elevatissime e la responsabilità dei problemi attuali sia tutta politica e non tecnica. E fortunatamente l’orizzonte odierno appare più roseo che in passato: per Farmacap si fa strada un piano industriale che prevede una privatizzazione al 40% ma che sostanzialmente salva la mission pubblica di un’azienda che ha ancora molto da dare a Roma.
Pienamente positivo è invece quanto si apprende da Brindisi (e meglio riportato nel ritaglio di stampa presente nelle pagine successive). Nella cittadina pugliese, in quel Meridione spesso additato come un buco nero senza speranza per le finanze sanitarie pubbliche, è stata avviata una procedura di revoca della messa in liquidazione delle farmacie comunali per via dei risultati di bilancio particolarmente positivi e grazie al ripiano dei debiti pregressi. Come è possibile vendere un’azienda che ha chiuso l’ultimo esercizio con un +80%?

È noto che le farmacie italiane, pubbliche o private che siano, hanno un oggettivo problema di redditività. Quelle pubbliche inoltre, possono scontare maggiori guai determinati da amministrazioni non sempre votate a massimizzare l’efficienza dei servizi al cittadino e alla salute dei propri bilanci.
Non mancano però casi di ottima gestione e risultati. Sono la dimostrazione che il ruolo e le potenzialità delle farmacie pubbliche non è tramontato. Sono esempi di come un corretto contesto politico locale e l’impegno dei singoli manager e farmacisti possono rimettere in sesto situazioni critiche e ridare alle farmacie comunali quel ruolo di primo piano nella sanità pubblica locale e nei bilanci delle amministrazioni comunali loro proprietarie.

I tempi morti dati dalla farragionisità della politica italiana possono servire anche a questo. Riconsiderare la complessità di fenomeni aziendali tanto carichi di problemi quanto ricchi di potenzialità. Oppure guardarsi intorno per scoprire i tanti esempi locali di un paese non privo di esperienze positive dalle quali prendere esempio.

Venanzio Gizzi
Presidente Assofarm

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Ravenna: farmacie pubbliche e private insieme per un servizio migliore a cittadini e turisti
Il contesto generale di crisi delle famiglie, di riduzione dei consumi, di aumento della disoccupazione colpisce le farmacie come ogni altra tipologia di azienda
È di pochi giorni fa un articolo del Sole 24 ore che conferma come anche le farmacie, al di la delle “credenze popolari” siano colpite dalla crisi, con una riduzione del 28% del reddito negli ultimi 5 anni. Dato purtroppo confermato dai fallimenti e dalle procedure concorsuali che riguardano anche le farmacie, aziende che fino a pochi anni fa sembravano immuni da questi rischi.
“Anche nella nostra Provincia le farmacie, sia private che pubbliche, devono fronteggiare questo stato di difficoltà” afferma Domenico Dal Re, Presidente Federfarma Emilia Romagna. “ La scelta che è stata fatta dalle nostre farmacie è quella di farlo insieme con l’obiettivo di ridurre al minimo gli impatti negativi per gli utenti finali ed anzi, al contrario, di reagire offrendo agli utenti un servizio sempre più moderno.
Ed in questo sforzo di collaborazione a vantaggio della cittadinanza abbiamo avuto il sostegno anche delle Istituzioni e della USL, che assieme alle Farmacie si è prodigata per ridurre la spesa farmaceutica pubblica, senza penalizzare i cittadini, specie i cittadini più deboli, cioè gli anziani ed i malati”.
Dpc - Distribuzione del farmaco per conto
Un esempio concreto e molto positivo di questa collaborazione è l’espansione, nella provincia di Ravenna, della distribuzione del farmaco denominata DPC (distribuzione per conto). Con questa formula la USL acquista i prodotti direttamente dalle case farmaceutiche con sconti molto elevati, ma, invece di distribuire i farmaci direttamente  nelle proprie strutture (costringendo i cittadini a recarsi a ritirarli in orari circoscritti e prestabiliti), chiede alle farmacie di distribuirli presso i loro punti vendita: la distribuzione viene svolta dalla farmacie per conto della USL, garantendo nello stesso tempo risparmio per la pubblica amministrazione, e la possibilità per il cittadino di sfruttare gli ampi orari di apertura e la presenza capillare delle farmacie sul territorio.
Per ora questo servizio è molto esteso nella Provincia di Ravenna, e proprio partendo dalla positiva esperienza realizzata nel nostro territorio si auspica venga esteso anche nella altre provincie comprese nell’USL della Romagna, ma anche ad altre aree della Regione Emilia Romagna, per fare si che anche altri cittadini possano ricevere il prodotto senza i disagi economici e logistici che devono sostenere per raggiungere i punti di distribuzione delle varie USL
Servizio vettoraggio
Un altro segnale di modernità e di attenzione alle esigenze della cittadinanza è il sevizio che partirà in forma sperimentale il 1° di giugno, per dare la possibilità ai cittadini ed ai turisti della costa Ravennate la possibilità di ricevere al domicilio i farmaci di cui dovessero avere bisogno durante la notte.
Paolo Pirazzini è il Presidente di Ravenna Farmacie, l’azienda che gestisce le farmacie comunali e ci spiega in cosa consiste il servizio.
“Fino allo scorso anno questo servizio, nella stagione estiva, era offerto tramite la disponibilità del servizio notturno limitatamente alla farmacia comunale della località di Marina di Ravenna. Si trattava di un servizio molto costoso per le casse delle Farmacie Comunali, visto che era necessaria la presenza di un farmacista per tutta la notte, 7 giorni alla settimana. D’altra parte il servizio era poco utilizzato: non è infatti presente nella località un servizio di guardia medica notturna, ed i pazienti di altre località, come ad esempio Casal Borsetti o Punta Marina, preferivano recarsi alla farmacia di turno a Ravenna città, la comunale 8.
Abbiamo quindi deciso di sperimentare, con l’accordo della AUSL, una nuova formula per offrire a tutte le località della costa, da Punta Marina a Casal Borsetti, un servizio più innovativo: il servizio di vettoraggio notturno dei farmaci, già sperimentato con successo nelle località del distretto sanitario di Lugo.”
“In caso di malessere” continua Pirazzini “il cliente può chiamare il medico di guardia: se il medico di guardia, una volta recatosi a casa del paziente, ritiene che questo possa essere curato a domicilio con l’ausilio di farmaci, può attivare il servizio di vettoraggio: un incaricato ritirerà la ricetta presso il medico, andrà ad acquistare il farmaco presso la farmacia aperta per il turno notturno, e tornerà a consegnare il medicinale al paziente che lo pagherà esattamente come se si fosse recato personalmente in farmacia.
Un servizio molto più moderno, meno costoso per le casse pubbliche, che viene offerto a tutte le località della costa e non solo ai cittadini di Marina di Ravenna”.

(ravennanotizie)

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Brindisi: chiesta la revoca della liquidazione
Il primo quadrimestre dell’anno ha registrato un introito superiore dell’80% rispetto allo stesso periodo nello scorso anno. In pratica le farmacie comunali hanno incassato 530mila euro nei primi quattro mesi del 2014 a fronte dei 340mila incassati nei primi quattro mesi del 2013.
I debiti in un anno e mezzo sono stati quasi tutti ripianati, a fronte di un debito di 900mila euro, restano da pagare all’erario solo 70mila euro.
Ci sono tutti i presupposti affinchè la municipalizzata possa continuare a crescere ed a migliorare il servizio al cittadino.
“Abbiamo le mani legate”- ha detto Gianluca Quarta, presidente Farmacie Comunali di Brindisi- sino a quando persiste lo stato di liquidazione non possiamo investire e fare bandi di assunzione”. [...]
L’assessore ha assicurato che la richiesta verrà sottoposta al vaglio del consiglio comunale nella prossima seduta. Una volta ottenuta la revoca Quarta ha detto di voler subito pubblicare un bando per l’assunzione di nuovi farmacisti.
In questo momento infatti le farmacie comunali sono sotto organico. La situazione potrebbe così sbloccarsi con la prossima seduta dell’assise comunale.

(Brindisioggi)

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Sesto S.G.: Farmacie Comunali diventano  SRL
Con il voto del consiglio comunale di venerdì 20 giugno  l’Azienda Speciale Farmacie Comunali è stata trasformata in società a responsabilità limitata: la proprietà è al 100% del comune di Sesto San Giovanni, che manterrà la maggioranza assoluta delle quote anche nel caso di apertura ad altri soggetti.
La nuova società, dotata di uno statuto essenziale, avrà in dotazione gli immobili comunali in cui sono ubicate le farmacie: un patrimonio significativo per potersi consolidare e tornare a produrre utili per il comune, assicurando un servizio alla cittadinanza.
Al riguardo, il sindaco Monica Chittò commenta: “Si tratta di un passaggio storico che garantisce l’attività di un’Azienda voluta nel 1955 come investimento sociale e industriale e che in questa veste deve arrivare al sessantesimo compleanno. La forma societaria potrà permettere la ricerca di nuovi partner, lo svolgimento di attività fuori dal territorio comunale, l’attivazione di nuovi servizi sociosanitari presso i dieci punti vendita. Abbiamo dimostrato che in meno di un anno (un tempo brevissimo per la politica e l’amministrazione) è stato possibile risanare un’azienda sull’orlo del fallimento, restituirle orgoglio e funzione, salvaguardare il lavoro dei suoi dipendenti. L’impegno continua, ma su basi molto più solide”

(milanotoday)

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Assofarm interviene su Farmacap
La Federazione Nazionale che associa le Farmacie Comunali, in considerazione delle difficoltà e dei problemi che gravano su FARMACAP, ribadisce la necessità dell’esistenza di un presidio farmaceutico comunale nella città di Roma ritenendo indispensabile il mantenimento del controllo pubblico dell’Azienda;
evidenzia lo sforzo dell’attuale Commissario per la predisposizione e l’attuazione di un programma di risanamento dell’Azienda;
prende atto della deliberazione di iniziativa consiliare per oggetto: nuova organizzazione Azienda Speciale FARMACAP” a firma del Consigliere Comunale Mino Dinoi.
Al fine di fornire un utile contributo al risanamento dell’Azienda propria associata, riteniamo utile convocare un incontro presso la sede di ASSOFARM in via Nazionale 172 a Roma con il Commissario Dr. Francesco Alvaro ed il Consigliere Comunale Dr. Mino Dinoi per un approfondimento dell’atto deliberativo citato.
A tale incontro, allo scopo di rappresentare il punto di vista di ASSOFARM prima della decisione su FARMACAP che si annuncia prossima, seguirà la richiesta di confrontarsi con tutte le forze politiche presenti in Campidoglio.
Il tutto senza l’intenzione di alcuna interferenza sulle decisioni che l’Amministrazione comunale vorrà intraprendere ma nell’esclusivo intento di favorire ogni possibile soluzione orientata ad un soddisfacente superamento delle attuali difficoltà, tenendo conto anche degli sforzi che le risorse umane hanno sempre profuso al fine di fornire servizi di livello alla popolazione.

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Subiaco: prima farmacia comunale
Sabato 7 giugno è stata inaugurata la farmacia comunale “Santa Chelidonia”, la prima nella storia della città di Subiaco, fortemente voluta dall’amministrazione comunale, per dare servizi e assistenza ad una zona rurale particolarmente popolosa. “Si tratta di un intervento con il quale si da concretezza all’obiettivo di mandato teso a ridare centralità e opportunità alle zone extraurbane, dotandole di servizi e aumentando la qualità della vita” sostiene il Sindaco Francesco Pelliccia.
La farmacia sarà gestita dalla neo costituita società “Farmacia Santa Chelidonia” srl, una società misto pubblico privata, il cui capitale è per il 20% pubblico e per l’80% del socio privato strategico selezionato attraverso bando ad evidenza pubblica. Cambiano dunque anche le modalità di gestione dei servizi pubblici a Subiaco con modelli innovativi che contemplano anche la presenza di privati.
“La srl appena costituita è una società misto pubblico privata del Comune di Subiaco – commenta il Sindaco- . Stiamo innovando il sistema di gestione dei servizi pubblici con nuovi modelli che confinino il ruolo del pubblico, limitandone i rischi d’impresa e apportino contributi privati e logiche d’azienda. Sarà una società snella ed estremamente operativa con un amministratore unico”.
Amministratore della società è il Dott. Mario Zivi che detiene l’80% delle quote della società e sarà il titolare della farmacia.
“La Farmacia – conclude Michele Acqui, consigliere alla sanità del Comune di Subiaco – è un’opportunità importante per la frazione di Vignola. Non è una semplice opera pubblica, ma è un iniziativa in grado di costituire un presidio d’assistenza importante alla popolazione e creare un micro dinamismo economico capace di mutare la quotidianità dei residenti nelle zone rurali”.

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Senato: Farmacie Comunali possono assumere personale
Nella seduta dello scorso 29 maggio le Commissioni Bilancio e Finanze del Senato hanno approvato l’emendamento promosso dall’Anci riguardante le assunzioni di personale nelle società partecipate che gestiscono servizi socio assistenziali. Di seguito il testo in questione.
 «Il comma 557 della legge 27 dicembre 2013 n. 147 è sostituito dal seguente:
 ‘’All’articolo 18 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il comma 2-bis è sostituito dai seguent ‘2-bis. Le aziende speciali, le istituzioni e le società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo, si attengono al principio di riduzione dei costi del personale, attraverso il contenimento degli oneri contrattuali e delle assunzioni di personale. A tal fine l’Ente controllante, con proprio atto di indirizzo, tenuto anche conto delle disposizioni che stabiliscono, a proprio carico, divieti o limitazioni alle assunzioni di personale, definisce, per ciascuno dei soggetti di cui al precedente periodo, specifici criteri e modalità di attuazione del principio di contenimento dei costi del personale, tenendo conto del settore in cui ciascun soggetto opera. Le aziende speciali, le istituzioni e le società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo adottano tali indirizzi con propri provvedimenti e, nel caso del contenimento degli oneri contrattuali, gli stessi vengono recepiti in sede di contrattazione di secondo livello fermo restando il contratto nazionale in vigore al 1º gennaio 2014. Le aziende speciali e le istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali ed educativi, scolastici e per l’infanzia, culturali e alla persona (ex IPAB) e le farmacie, sono escluse dai limiti di cui al precedente periodo, fermo restando l’obbligo di mantenere un livello dei costi del personale coerente rispetto alla quantità di servizi erogati. Per le aziende speciali cosiddette multiservizi le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano qualora l’incidenza del fatturato dei servizi esclusi risulti superiore al 50 per cento del totale del valore della produzione’ ‘’».
Ovviamente il testo dovrà seguire tutto l’iter parlamentare di votazione d’aula in entrambi i rami del parlamento, ma il fatto che a proporlo sia stato un membro della maggioranza parlamentare fa ben sperare sia sull’esito positivo che sui tempi di realizzazione dell’iter stesso. Si tratta di un provvedimento straordinariamente positivo sia sui futuri effetti concreti che esso genererà tra le Aziende che gestiscono le farmacie comunali nei territori italiani, sia perché dimostra come l’azione congiunta tra le nostre associate e la federazione nel suo complesso da una parte, e Anci dall’altra, possa avere alti livelli di incidenza nella produzione legislativa del paese.

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Carenze farmaci, dal ministero richiamo a operatori della filiera: “Serve più impegno”
Con una nota inviata ieri agli operatori della filiera del farmaco (produttori, distributori e farmacie) e a Nas e Aifa, il ministero della Salute ha richiamato a una più attenta applicazione delle norme varate con il recente decreto legislativo anticontraffazioni (n. 17/2014) per contrastare il fenomeno delle carenze di farmaci nel circuito distributivo nazionale. .
Nella circolare viene ribadito che non possono essere sottratti alla distribuzione e alla vendita per il territorio nazionale, praticando esportazione parallela, i medicinali per i quali sono stati adottati specifici provvedimenti al fine di prevenire o limitare stati di carenza o indisponibilità anche temporanea sul mercato.
Inoltre viene ricordato il principio dell’obbligo del servizio pubblico, che impone ai grossisti di garantire in permanenza un assortimento di medicinali sufficiente a rispondere alle esigenze di un territorio geograficamente determinato e di provvedere alla consegna delle forniture richieste in tempi brevissimi.
Un compito rilevante, ricorda il ministero, ‘’è affidato al farmacista che deve procedere, direttamente o attraverso le associazioni rappresentative della categoria, ad effettuare una apposita segnalazione all’autorità territorialmente competente di irreperibilità del farmaco nella rete distributiva territoriale nonché l’indicazione del distributore all’ingrosso che non ha provveduto alla fornitura’’.
La nota di richiamo si è resa necessaria perché, nonostante le norme appena ricordate,  in questi mesi ministero e Agenzia del farmaco hanno continuato a ricevere segnalazioni relative alla temporanea indisponibilità sul mercato nazionale di medicinali indispensabili per la cura e per la continuità terapeutica. In sostanza, le disposizioni del 17/2014 non hanno prodotto l’impatto e gli esiti attesi. Da qui la decisione di chiedere un maggiore impegno agli operatori del settore, informandoli anche - per rendere la sollecitazione più “convincente” - che i Nas intensificheranno in tutta la filiera  gli accertamenti finalizzati alla  verifica del rispetto delle norme.
La comunicazione del ministero è stata accolta con favore da Federfarma, che in una nota diffusa alla stampa ricorda come le farmacie denunciano da tempo “il problema delle carenze di una serie di farmaci che non sono reperibili in Italia perché esportati verso Paesi dove hanno un prezzo più elevato” ed esprime  apprezzamento per il richiamo “all’osservanza delle norme di legge, varate a inizio anno, per contrastare tale fenomeno” indirizzato a tutti gli operatori della filiera del farmaco e alle autorità territoriali
Federfarma assicura che “le farmacie, che in questi mesi hanno effettuato le segnalazioni previste dalla legge, continueranno a collaborare con le autorità nazionali e regionali e con l’Aifa per contrastare un fenomeno che penalizza i malati italiani e impedisce alle farmacie stesse di svolgere correttamente il proprio lavoro.”
[...]

(Ordine Farmacisti Roma)

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Iusfarma: anche le rurali soggette al principio del riassorbimento
La legge, prevedendo il riassorbimento delle farmacie già aperte in base al solo criterio della distanza nel numero complessivo stabilito in base al parametro della popolazione, non ha affatto distinto tra rurali e urbane, con la conse- guenza che il principio si applica a entrambe le tipologie, contrariamente all’orientamento giurisprudenziale fino a oggi prevalente secondo il quale il riassorbimento può riguardare solo le urbane. E la conseguenza è che tutte le farmacie già aperte con il criterio della distanza dovranno essere computate nella proporzione di legge con la popolazione residente e non escluse per consentire la istituzione di un’altra sede. Il principio è emerso nella sentenza del Consiglio di stato n. 2851 depositata il 4 giugno ed è al centro di una riflessione dell’Osservatorio Iusfarma. La sentenza, spiega Iusfarma, sancisce «con chiarezza che il riassorbimento riguarda anche le farmacie rurali e non soltanto quelle urbane» in contrasto «con un sino a oggi prevalente orientamento giurisprudenziale» che si basava sull’assunto che «le rurali, essendo state istituite a presidio di zone isolate, non dovrebbero essere riassorbite in quanto ciò potrebbe preludere al loro trasferimento con la conseguenza di sguarnire il territorio di servizio farmaceutico». La distinzione tra farmacie rurali e farmacie urbane in merito al riassorbimento risulta quindi «completamente ignota alla legge e, per di più, del tutto irrazionale poiché, come ammette lo stesso Consiglio di stato, tutte o quasi le farmacie aperte in base al criterio della distanza sono rurali, conclusione che rende evidente come escluderle dal riassorbimento significherebbe negare qualsiasi operatività a tale istituto giuridico». La conseguenza diretta è che «tutte le farmacie già aperte con il criterio della distanza dovranno essere computate nella proporzione di legge con la popolazione residente e non già escluse per consentire la istituzione di un’altra farmacia». Con la sentenza, conclude Iusfarma, «si è chiarito un equivoco che durava da troppo tempo, alimentato da un “favor” alla istituzione di farmacie nel maggior numero possibile che spesso il giudice amministrativo ha coltivato nell’illusione, pur smentita dalla osservazione della realtà, che più esercizi significassero miglior servizio».

(farmacista33)

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Livorno: dal totem sanitario della farmacia comunale anche 14 tipi certificati anagrafici
Non solo referti di analisi ed esami radiografici, ma da oggi anche certificati anagrafici e di stato civile.  E’ l’ultima novità che riguarda il totem informativo ASL collocato all’interno di una delle Farmacie Comunali di Livorno, dove il cittadino, munito di carta sanitaria elettronica, può stampare autonomamente referti e certificati.
Successivamente a questa prima fase sperimentale, il servizio verrà esteso al resto delle farmacie di Farma.Li e a tutti gli altri totem ASL del territorio comunale.
Grazie al protocollo d’intesa con il Comune di Livorno, Farma.Li ha avviato un’iniziativa dai costi modestissimi e facilmente repricabile in tanti altri contesti locali, dai benefici sociali davvero notevoli: evita al cittadino code inutili presso sportelli e uffici.
 “Si tratta di un ulteriore servizio che si aggiunge ai numerosi che vengono già erogati dalle farmacie comunali al cittadino – ha sottolineato sottolinea Alessio Poli, Amministratore Unico di Farma.li e Presidente del coordinamento delle farmacie pubbliche Confservizi Cispel Toscana – un servizio del tutto innovativo, che contribuisce a configurare la farmacia pubblica come un vero e proprio presidio socio sanitario sul territorio”.
“Basta ricordare – aggiunge- che in farmacia si possono già inoltrare prenotazioni CUP, effettuare pagamenti ticket, ritiro referti, attività periodiche di prevenzione per la salute pubblica, orientamento ai servizi ASL, attivazione di tessere sanitarie ed ora, appunto, anche  certificati anagrafici”.

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Reddito farmacisti: studi confermano un calo del 13% nell’ultimo triennio
Nonostante i recenti studi abbiano svelato, confermando determinate opinioni, come i redditi farmacia si posizionino al primo posto tra tutte le attività italiane, senza però tenere conto di alcuni fattori alterativi come la complessità dei parametri partecipanti, come i redditi da lavoro dipendente, i capitali investiti e le quote dei soci, in realtà il reddito farmacisti, quindi considerando soltanto il lavoro autonomo condotto dai professionisti nelle varie attività, si dimostri in netto calo posizionandosi soltanto al secondo posto della classifica di settore.
In vetta, secondo le rilevazioni condotte dal dipartimento delle Finanze sui redditi dichiarati nel 2013, restano ancora i notai, con un reddito annuo medio pari a 233mila euro, seguiti proprio dal reddito farmacisti che hanno dichiarato 90.200 euro, un dato che seppur positivo nel contesto generale non è da leggere come una conferma, il risultato è infatti in netto calo rispetto alle rilevazioni del 2011 registrando un crollo nell’ultimo triennio pari al 12,8%, una situazione che rispecchia l’attuale condizione dell’intero sistema sanitario italiano con flessioni registrate ovunque, con i medici in calo del 6,6,% e gli operatori sanitari in calo del 9,8%, tutti ed eccezione dei soli odontoiatri, stabili e lievemente in miglioramento con un modesto +0,4%.
Confermato quindi l’andamento non positivo delle farmacie, e del mercato lavorativo, non a caso il reddito farmacisti può esser interpretato proprio come una fotografia dell’attuale situazione italiana, e non solo, dove il calo della spesa farmaceutica, i fallimenti farmacie, oltre che la contrazione di assunzione ed il fenomeno dei camici neri, che sottraggono opportunità ai professionisti laureati, pesano enormemente su di un contesto che, nonostante la ripresa derivata dall’arrivo di nuovi servizi, grazie alla farmacie dei servizi ed una sempre maggiore centralità nel nuovo Ssn, stenta a decollare facendo pagare i propri costi, oltre che hai cittadini, direttamente alle figure interessate tra le quali i farmacisti rappresentano uno delle più colpite, come per l’appunto certificato, fugando ogni dubbio, dati diffusi dal dipartimento delle Finanze.

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Corte dei Conti: “Lavorare su appropriatezza, ticket e costi standard per migliorare e tornare a investire”
“L’esercizio che si è chiuso ha confermato i buoni risultati di un sistema di gestione basato sul confronto tra diversi livelli di governo Ma ha anche reso evidente il limite con cui il comparto dovrà fare i conti nell’immediato futuro: ritrovare al suo interno le risorse per rispondere alle necessità di adeguamento delle prestazioni e di garanzia della qualità delle cure. Elementi che hanno fatto finora e dovranno fare nel prossimo futuro del sistema sanitario un fattore strategico del nostro sistema, garantendo una qualità dell’offerta che pone il nostro paese, almeno in questo campo, tra i primi posti nelle classifiche mondiali”.

Sono queste le conclusioni e allo stesso tempo e presupposti per migliorare espressi riguardo alla sanità dai giudici della Corte dei Conti nel Rapporto 2014 sul Coordinamento della Finanza Pubblica presentato oggi al Senato.
Se infatti è vero che nel 2013 si confermano i progressi, già evidenziati negli ultimi esercizi, nel contenimento dei costi per l’assistenza sanitaria (la spesa complessiva ha continuato a ridursi, pur se a ritmi inferiori allo scorso biennio. La spesa è stata di circa 2 miliardi inferiore alle attese, confermando la sua stabilizzazione in termini di prodotto al 7 per cento) e che il processo di riassorbimento dei disavanzi nelle regioni in squilibrio strutturale prosegue, “pur presentando quest’anno alcune incertezze”, è anche vero che la scelta di non intaccare, almeno nel breve periodo, le risorse destinate alla sanità, ma di trovare all’interno del settore le risorse per affrontare i nuovi bisogni e le somme da destinare al finanziamento degli investimenti “non riduce l’impegno che si presenta per gli esercizi a venire” e che l’importanza e l’urgenza di accelerare gli interventi di riadeguamento delle strutture e di miglioramento dell’appropriatezza delle prestazioni rese ai cittadini “non può essere più, tuttavia, un alibi per un allungamento senza limiti del riassorbimento degli squilibri”.

In che modo? Per i giudici contabili il riassorbimento degli squilibri richiede l’elaborazione di soluzioni organizzative e scelte gestionali, che non possono essere il portato solo della proposizione di un vincolo finanziario.
L’appropriatezza è, secondo la Corte dei Conti, “una scelta obbligata”. E per i giudici contabili “un elemento cardine” di una strategia che punti a recuperare margini di manovra dal riassorbimento delle spese inappropriate è costituito dal processo di razionalizzazione delle reti ospedaliere. “Mantenere strutture ospedaliere di piccole dimensioni e conseguente frammentazione e duplicazione dell’offerta ospedaliera – si legge nel Rapporto -, comporta sia problemi sul campo della sicurezza, sia limiti alla qualità dell’assistenza erogabile. La chiusura dei piccoli ospedali (al di sotto dei 60 posti letto ancora non completamente definito) e il raggiungimento dello standard di 3,7 posti letto per mille abitanti, nel corso del triennio potrebbe determinare una riduzione di oltre 7000 posti letto. Ciò consentirebbe il recupero delle risorse necessarie per potenziare l’assistenza territoriale e domiciliare, fornendo in tal modo una risposta alla domanda posta dalla forte crescita di patologie croniche – degenerative dovute all’invecchiamento della popolazione”.
[...]
Per limitare l’impatto di questi cambiamenti sui soggetti esenti per patologia o per invalidità, obbligati in virtù della loro condizione a usufruire con elevata frequenza alle prestazioni del SSN nelle diverse aree (farmaceutica, specialistica, day hospital, ecc.), nel rapporto si cita la possibilità di fissare un tetto massimo annuo di spesa da partecipazione, eventualmente articolato in funzione delle fasce di Reddito, al raggiungimento del quale le prestazioni sarebbero fornite gratuitamente. “Un passo fondamentale – sottolineano tuttavia i giudici contabili - è rappresentato dall’assunzione di un chiaro elemento di valutazione della condizione reddituale, con caratteristiche che riducano le differenze di trattamento a parità di condizioni di reddito La complessità nella gestione da parte del cittadino delle informazioni per valutare la situazione economica del nucleo familiare è alla base delle riserve avanzate sulla utilizzazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). Pur recentemente aggiornato, esso presenta ancora elementi di criticità che ne rendono difficile l’utilizzo in ambito sanitario”.
Per questo la possibilità di utilizzare, almeno in via transitoria, un indicatore più semplice, costruito su informazioni (composizione del nucleo familiare fiscale, redditi dichiarati a fini IRPEF) già presenti presso l’Amministrazione finanziaria consentirebbe, per la Corte dei Conti, di “mettere a disposizione dei medici prescrittori, nell’ambito del Sistema Tessera Sanitaria, l’informazione relativa all’appartenenza di ogni assistito ad una classe di “reddito equivalente”, cui potrebbero essere associati benefici in termini di partecipazione alla spesa sanitaria”.
Su questa e su tutte le altre ipotesi di revisione dell’attuale sistema di compartecipazione “il nuovo Patto si dovrà pronunciare per far sì che le compartecipazioni possano contribuire a preservare un servizio sanitario di qualità, contemperando le esigenze di bilancio con la tutela degli accessi ai servizi”, osservano i giudici contabili.

 Secondo i quali un altro aspetto su cui il nuovo patto della salute dovrà dare risposte è come consentire il riavvio degli investimenti in sanità. “I nuovi scenari della domanda e dell’assistenza, le nuove tecnologie, gli obiettivi di appropriatezza e di efficienza tecnica ed economica delle strutture sanitarie richiedono, oltre ad una attenta ridefinizione degli assetti organizzativi, anche investimenti per la riconversione delle strutture ospedaliere dismesse, per potenziare l’offerta strutturale e tecnologica a livello territoriale e distrettuale”, osservano infatti.Le risorse da destinare a interventi attraverso Accordi di programma, ma di cui deve essere individuata copertura finanziaria (e compatibilità con gli obiettivi di finanza pubblica) ammontano, secondo i giudici contabili, a circa 5,079 miliardi, cui vanno aggiunti 850 milioni pregressi non ancora ripartiti. “Risorse che – si legge nel rapporto - andranno individuate anche ricorrendo a misure di cofinanziamento per l’edilizia sanitaria, attraverso i Programmi Operativi Nazionali e con l’inserimento di tali interventi e delle relative risorse nell’ambito dei Programmi Operativi Regionali (POR) del Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020. Vi è poi l’ipotesi – osservano i giudici contabili - di consentire, per il triennio 2014-2017, l’accesso ad una provvista finanziaria presso la Cassa Depositi e Prestiti, cui si dovrebbe far cenno nel nuovo Patto della salute. Tale soluzione, per garantire il rispetto dei vincoli di finanza pubblica, dovrebbe prevedere una copertura a carico delle Regioni. La sua praticabilità dovrà essere valutata in base ai margini ancora disponibili nei bilanci degli enti a fronte del forte impegno affrontato da alcune regioni con il ricorso ad anticipazioni per il pagamento dei debiti verso fornitori. Nel nuovo Patto sarà, altresì, previsto l’impegno per una revisione della normativa tecnica in materia di sicurezza, igiene e utilizzazione degli ambienti specifica per il settore, cui adeguare le strutture sanitarie esistenti”.

Infine la Corte dei Conti richiama l’attenzione sui costi standard e l’armonizzazione contabile, definendoli “due passaggi interconnessi”. Secondo la Corte dei Conti, tuttavia, il primo anno di applicazione dei costi standard per il riparto “non ha cambiato in maniera sostanziale i risultati ottenuti con la procedura di definizione dei fabbisogni sanitari regionali vigente in passato. La popolazione pesata di ciascuna regione è rimasta l’elemento principale per la quantificazione dei fabbisogni sanitari regionali”. Secondo i giudici contabili “per rendere effettivo il percorso di applicazione dei costi standard e dei fabbisogni standard in sanità, sarà necessario operare una revisione dei criteri di pesatura della quota capitaria (attualmente basati sui consumi ospedalieri e di specialistica ambulatoriale per fascia di età della popolazione residente). Un eventuale passaggio a criteri basati anche sui consumi di altri ambiti assistenziali, nonché su indici di prevalenza delle malattie o indicatori socio-economici potrebbe produrre modifiche di maggior rilievo. Un passaggio per il quale è necessario disporre di adeguati flussi informativi (sull’assistenza domiciliare, sull’assistenza residenziale, sulla salute mentale e sulla dipendenza patologica e emergenza-urgenza) e di criteri di costruzione dei dati contabili affidabili e omogenei”.

Dunque, sottolineano i giudici contabili, “una migliore metodologia di individuazione dei costi standard è, quindi, strettamente legata al processo di certificazione dei dati contabili nonché all’implementazione in ogni regione ed in ogni azienda sanitaria di sistemi di controllo di gestione e di contabilità analitica. Solo partendo da costi certi sarà possibile individuare costi standard attendibili”.
plessità, le nuove sfide e ad interpretare e sostenere il cambiamento.

(quotidianosanita.it)

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AssoGenerici: equivalenti e biosimilari, risparmi al Ssn
«Diamo atto al ministro Lorenzin di aver attuato una politica positiva per il comparto» ha detto Enrique Häusermann, presidente di AssoGenerici ieri a Roma all’apertura del V Convegno nazionale dell’associazione, presentando un bilancio positivo per le aziende produttrici di equivalenti e biosimilari: il settore, infatti, ha generato dal 2000 a oggi 4 miliardi di euro di risparmi per le casse dello Stato. Un vantaggio per il Servizio sanitario nazionale, riconosciuto recentemente anche dall’Indagine conoscitiva della Camera. «Purtroppo il sistema nel suo complesso presenta ancora diverse incongruenze, dal sistema del pay-back alla burocrazia», ha aggiunto Häusermann «nel canale ospedaliero gli acquisti di farmaci avvengono attraverso il meccanismo delle gare e la responsabilità degli sforamenti è perciò interamente da attribuirsi alle regioni e alla determinazione di un tetto non congruo»; inoltre le forniture per legge non possono essere interrotte per evitare di sforare i budget assegnati e le aziende devono restituire somme non ancora incassate visti i cronici ed endemici ritardi nel pagamenti della Pubblica amministrazione. «Questo vale per qualsiasi azienda farmaceutica, ma per quelle genericiste c’è anche un ulteriore paradosso da considerare» puntualizzato il presidente di AssoGenerici «mettere un tetto sull’utilizzo dei generici significa mettere un limite al risparmio che il servizio sanitario può conseguire perché è evidente a tutti che se la mia azienda ha raggiunto il limite di budget assegnatole non parteciperà ad ulteriori gare, facendo mancare il meccanismo concorrenziale che contribuisce a far scendere i prezzi». La relazione del presidente di ha affrontato anche temi nevralgici che interessano tutta la sanità italiana, a cominciare dalla Riforma del Titolo V e quindi della ridefinizione delle competenze statali e regionali in materia di tutela della salute «per garantire pari accesso alle cure e regole uguali su tutto il territorio nazionale. Non è tollerabile che ogni regione abbia proprie regole! Paesi a statuto federale hanno un’unica agenzia che gestisce e governa la sanità». E accanto a una più efficace organizzazione del federalismo sanitario, una richiesta che guarda al prossimo semestre europeo a guida italiana. «C’è un tema importante, che ci sta a cuore» ha concluso Häusermann «è la proposta di direttiva europea sulla trasparenza dei criteri di fissazione dei prezzi e del livello di rimborso dei farmaci. Chiediamo al Governo di farsi portavoce per accelerare l’iter di approvazione di questo provvedimento, ricco di elementi di semplificazione e chiarezza importanti per tutto il comparto farmaceutico, non ultimo il chiaro divieto di collegare la scadenza del brevetto alla contrattazione sul prezzo di rimborso, principio che oggi vige in Italia e che ostacola l’ingresso dei generici sul mercato al momento della effettiva scadenza del brevetto».

(farmacista33)

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Pharmaceutical care: in terza fase lo studio RE-I-MUR
La farmacia al centro dei meccanismi di counseling e di pharmaceutical care, fornendo ottimi riscontri nei parametri di gestione e controllo delle terapie, nei confronti degli utenti ed in particolare anziani, superando barriere complesse come quelle dell’inadempienza psicologica, per motivi vari, oppure l’incapacità di trovare riscontri pratici nei trattamenti perdendo interesse verso il regime da sostenere. Questo è in sintesi ciò di cui si sta occupando lo studio RE-I-MUR intento a valutare quanto il modello, basato sulla centralità della farmacia come punto di riferimento terapeutico, possa incidere sulla qualità delle terapie.
Lo studio, denominato nel dettaglio come “Valutazione randomizzata della Revisione Italiana dell’Uso dei Farmaci (I-MUR) fornita dai farmacisti di comunità usando l’asma come modello”, è stato promosso dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani e dalla Medway School of Pharmacy dell’Università del Kent, proponendosi come uno dei più importanti trial di verifica dell’incidenza della farmacia nella pharmaceutical care, coinvolgendo ben 360 farmacisti in 15 Regioni, per la durata di 9 mesi su circa 1800 pazienti, valutando le risposte ed i comportamenti che questi ultimi applicano ai medicinali prescritti nel momento in cui ad intervenire sul monitoraggio è la farmacia.
Soddisfatto dell’avanzamento del progetto anche Andrea Mandelli, presidenti Fofi, convinto della necessità di testimoniare l’importanza dell’attività e del farmacista in pratiche con risvolti d’interesse generale anche nell’ottica della spending review, poiché il miglioramento dell’adesione alle terapie vanta come effetto primario la riduzione dei periodi di ricoveri ed accessi ai pronto soccorso: “Si tratta dello studio nel setting della farmacia di comunità più vasto mai realizzato in Europa, sia per numerosità del campione sia per l’ampiezza del territorio interessato, progetto che punta a dimostrare non solo che nella farmacia italiana è possibile erogare le prestazioni avanzate della pharmaceutical care, ma che queste hanno un impatto significativo sulla salute del paziente e contribuiscono quindi a ridurre i costi sanitari“.

(quellichelafarmacia.it)

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Cosmetici, un mercato in salute ma la crisi spinge verso il low cost
Va bene la crisi, va bene la necessità di essere sobri, ma la cura di sé e del proprio aspetto è irrinunciabile: è la conclusione del 5° Beauty Report, la ricerca condotta da Ermeneia sui comportamenti di 2.150 consumatori e 80/90 imprese che coprono circa il 90% del fatturato totale della cosmetica, presentata ieri a Roma.
“La nostra indagine è stata fatta ad aprile 2014 - ha spiegato Nadio Delai (nella foto), presidente di Ermeneia e curatore del rapporto. “I consumatori, dopo 6 anni di crisi, dichiarano che hanno speso meno negli ultimi due anni ma riprende vigore il desiderio di spendere per se stessi e, crisi o non crisi, il benessere è irrinunciabile. La sobrietà però resiste, così il 43,5% del campione ha dichiarato di frenare le spese in nome di questo principio e in considerazione del periodo di difficoltà, mentre il 54,8% ha dichiarato che in tempi di crisi è meglio non fare acquisti costosi per creme, profumi o altro perché non è giusto mostrare comportamenti dispendiosi. Il 35,4% aggiunge però che dopo questi anni di crisi prolungata comincia ad avere voglia di reagire e acquistare prodotti di buona qualità anche se costosi. Stiamo uscendo, insomma, dal periodo di crisi e da una sorta di psicologia quaresimale - ha concluso Delai -  e i consumatori, in particolare le donne, spendono di nuovo anche se con prudenza, guardando prima al prezzo, poi alla qualità e alla sicurezza del prodotto.”
E in effetti trucchi low cost, shampoo al discount, creme al supermarket, profumi acquistati in offerta su internet, cosmetici comprati per corrispondenza o nelle vendite a domicilio sono la nuova frontiera della spesa dei prodotti per la bellezza e la cura del corpo, come ha confermato Gian Andrea Positano, direttore del Centro Studi dell’associazione Cosmetica Italia.
“La crisi ha modificato profondamente le abitudini d’acquisto - ha detto Positano - e il 47,2% dei consumatori ha comprato in canali più diversi a causa della crisi, il 29% ha esplorato l’e-commerce e il 27,2% si è fatto conquistare dalle vendite a domicilio. I discount registrano un incremento del 5,4% e i negozi specializzati solo in prodotti per la pulizia di casa e in cosmetici un aumento del 4,7% . Anche le etichette degli stessi distributori si fanno strada, fabbricati da terzisti del settore cosmetico, registrano un incremento di quota di mercato del 7% e in qualche caso anche del 12%. I negozi monomarca, infine, hanno una crescita intorno al 40%”.
Gli esperti riuniti a Roma, in ogni caso, rassicurano: i prodotti a basso o medio costo non sono meno sicuri o di qualità di quelli di lusso e a comprarli non si sbaglia .”Tutti i prodotti cosmetici venduti in Europa devono sottostare ad identiche norme a tutela del consumatore e per la sicurezza del prodotto, dal prodotto del discount a quello di lusso “ ha voluto ricordare Positano . “Quindi hanno tutti lo stesso livello di sicurezza. La differenza con i prodotti più prestigiosi è spesso legata al marketing, al packaging e alle formule che, per i prodotti di lusso sono più nuove ed evolute.”
A riguardo, ha precisato l’esperto di Cosmetica Italia, “il frutto dell’innovazione viene destinato ai segmenti più alti di gamma ma dopo qualche anno finisce per trovarsi  in tutti i prodotti. Il turn over dei cosmetici è rapido, vengono prodotti circa 300 profumi nuovi all’anno e ogni due mesi le formule del maquillage in commercio cambiano radicalmente ma le garanzie sono sempre equivalenti.”  Unica avvertenza, secondo Positano, quella di fare attenzione a dove si acquista: “È importante non comprare prodotti contraffatti che vengono venduti in altri canali, sulle bancarelle o altrove, spesso non hanno neanche le etichette scritte in italiano ma solo in altre lingue o sono sbiadite, si riconoscono facilmente.”

(Ordine Farmacisti Roma)

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Farmacia mobile in Veneto
A distanza di cinque anni dalla prima farmacia mobile istituita a Cuneo, ora anche nel Nord-Est è presente è disponibile un camper attrezzato per intervenire nelle situazioni di emergenza. È quanto spiega a Farmacista33 Paolo Pomari, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Verona, che insieme a Federfarma e Agifar Verona ha dato vita all’Associazione dei farmacisti volontari in Protezione civile. «Si tratta di un’iniziativa recente» aggiunge «che nasce sull’onda di entusiasmo dei colleghi che hanno partecipato ai corsi di formazione del farmacista in emergenza, che si sono tenuti a Cuneo. Noi come Ordine abbiamo istituito la figura del farmacista volontario che si inquadra all’interno della Protezione civile e agisce come figura autonoma. Questo significa che in caso di emergenza il camper viene inviato immediatamente sul posto dalla Protezione per provvedere alla dispensazione di farmaci, compresi anche salvavita e insuline, in attesa che la Protezione civile organizzi i centri sanitari avanzati nei quali il farmacista volontario ha titolo per gestire i farmaci» [...]

(farmacista33)

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