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Newsletter Notiziario 206

Per trasferire farmaci dalla distribuzione diretta alla dpc, e allargarne così l’accessibilità a beneficio degli assistiti, non occorre cambiare a tutti i costi la remunerazione delle farmacie. Non quando a decidere in materia di governance della spesa farmaceutica è un’amministrazione regionale che riconosce il valore della distribuzione di prossimità assicurata dalle farmacie del territorio. È – da molto tempo – il caso della Lombardia, che nei giorni scorsi ha emanato due disposizioni, una in vigore dal 2 gennaio scorso e altra dal 29 del mese, per il passaggio dalla diretta alla distribuzione per conto di quattro farmaci, per un totale di sei referenze: Pelgraz sc 1iniet 6mg 0,6ml, Lonquez sc 1sir 6mg 0,6ml+disp, Evenity sc 2pen 90mg/ml 1,17ml e Verquvo nelle confezioni da 14cpr riv 2,5mg, 14cpr riv 5mg e 28cpr riv 10mg.

Nel caso del Verquvo, precisa la Regione in una nota, la disposizione serve a dare «la possibilità al paziente di trovare la terapia vicino al proprio domicilio». Il passaggio in A/Pht, continua la comunicazione, non fa venir meno l’obbligo del Piano terapeutico, la cui redazione rimane a carico dei medici specialisti delle Uo di medicina interna, di cardiologia e geriatria delle strutture pubbliche e private accreditate; di conseguenza, il mmg può prescriverlo in dpc per la copertura di un mese di terapia.

«La Regione si conferma una volta di più attenta ai bisogni dei pazienti» commenta la presidente di Federfarma Lombardia, Annarosa Racca «perché snellisce l’accesso ai farmaci e semplifica le cure. Nell’ultimo anno sono diversi i provvedimenti di questo genere adottati dalla Lombardia, il che dimostra una cosa: il riequilibrio della distribuzione da diretta a dpc avviene soltanto se ci sono volontà politica e concertazione tra governo regionale e rappresentanze di categoria». (fpress.it)